L’enogastronomia sale in cattedra

università, vino, lavoro, tradizioniL’enogastronomia è senza dubbio una delle eccellenze del Made in Italy, e ora sale addirittura in cattedra, con il master universitario di primo livello in “Cultura del cibo e del vino per la promozione delle risorse enogastronomiche” promosso dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Si svolge lungo la “Strada del prosecco”, che va da Conegliano a Valdobbiadene, nella provincia di Treviso, la settima edizione di questo originale master universitario promosso dall’Università Ca’ Foscari e sostenuto dal Comune di Valdobbiadene.

Il programma, che si snoderà dal 31 gennaio al 30 giugno, è rivolto sia a giovani laureati, sia a professionisti interessati ad acquisire conoscenze e competenze in un settore decisamente in crescita.

Il master – sottolinea un articolo sul nuovo numero dell’Almanacco della Scienza del Cnr – favorisce l’inserimento nel lavoro in un comparto strategico per il Veneto e più in generale per il Paese: dalla tutela dei prodotti tipici all’organizzazione di eventi culturali e turistici, fino alla valorizzazione della cultura enogastronomica. 

Il percorso formativo si articola tra tradizionali lezioni in aula, seminari e working group per un totale di 360 ore. Le attività si allargheranno ai luoghi della filiera enogastronomica, muovendosi tra aziende agricole, cantine, distillerie, pastifici, ristoranti e caffè, ma anche case editrici, archivi e biblioteche. 

Al master seguirà poi un tirocinio obbligatorio di 300 ore che permetterà di avere un contatto ancor più diretto con gli addetti ai lavori di importanti aziende del comparto, facilitando l’inserimento degli studenti più meritevoli e capaci, nel mondo del lavoro.

 

Una ricetta per delle ottime polpettine

bacari, tradizioni, cibo, cicchettiTra i “cichetti” più popolari dei “Bacari” veneziani ci sono senza dubbio le polpette, e alcuni bacari, come l’Osteria alla Vedova, si sono fatti un nome in laguna proprio per queste.

Naturalmente ogni locale ha la sua ricetta, che custodisce più o meno gelosamente. Io ve ne propongo una, ma come sempre le varianti sono numerose, e molto dipende dai gusti personali, oltre che da esperienze ed influenze di chi le prepara.

Iniziamo dagli ingredienti: macinato di manzo, mortadella, patate, uova, formaggio grana, pane grattugiato, prezzemolo, aglio, sale e pepe.

Mettere il macinato in un recipiente, bollite le patate e passatele poi in un passapatate. Tritare la mortadella e aggiungete aglio, grana, uova, e del pane grattugiato finché non otterrete un composto omogeneo e non troppo stopposo.

Aggiungete infine prezzemolo, sale e pepe. Impastate il tutto e create la polpetta della dimensione che preferite, se si tratta di un cichetto non sarà molto grande.

Passate poi le polpette in un po’ di pane grattugiato e friggetele in abbondante olio bollente, preferibilmente evitando che le polpette tocchino il fondo della pentola.

Per accompagnarle va benissimo un qualsiasi bicchiere di buon vino rosso, ovviamente meglio se Veneto.

A tal proposito vi lascio con un bel brindisi, in voga a Venezia nel XIV secolo.

Chi ben beve ben dorme,

chi ben dorme mal no pensa,

chi mal no pensa mal no fa,

Chi mal no fa in Paradiso va.

Ora ben bevè che el Paradiso avarè.

 

Gobbe o pissabraghe

strade, tradizioni, venessiaOgni pietra a Venezia ha una storia e un suo perché. Probabilmente passeggiando per la città lagunare avrete notato in qualche angolo nelle “gobbe” in malta o mattoni. Di che si tratta? Sono elementi che servono alla statica degli edifici o hanno altri ruoli?

Ci sono almeno due teorie su questi elementi, piuttosto comuni in città, se ne contano infatti a centinaia. 

Secondo alcuni sarebbero delle “gobbe antibandito”, ovvero elementi che impedivano ai malintenzionati di nascondersi in qualche angolo buio in attesa di sopraffare qualche mal capitato passante.

Altra scuola di pensiero vede in queste “gobbe” le cosiddette “pissotte”, o “pissabraghe”, ovvero un deterrente a chi vedeva in ogni angolo, specie se poco illuminato, un orinatoio.

Farla in un angolo con la “pissotta” oltre a dare minore privacy, rendeva infatti particolarmente vulnerabili agli schizzi d’urina.

E voi che ne pensate? Avete mai notato queste particolari “gobbe” in città?

 

La Cotognata

dolci, tradizioni, cucinaEra molto tempo che non pubblicavo una ricetta in questo blog, quindi eccone una, che magari potete provare a realizzare nel fine settimana. Si tratta di una ricetta diffusa in molte regioni d’Italia, che è entrata nella tradizione Veneziana almeno dal 1300.

La Cotognata (pasta dolce di mele)

Ingredienti necessari:

4 kg di mele cotogne

Succo di limone

Zucchero

1 cucchiaino di cannella

Preparazione:

Lavate per bene le mele cotogne e mettetele intere in una pentola, coprendole con acqua fredda.

Cuocete le mele sino a quando diventano morbide.

Scolatele e lasciatele raffreddare, sbucciatele e togliete loro il torsolo.

Passate la polpa di mele cotogne al setaccio e pesate la crema ottenuta.

Unite alle mele cotogne zucchero pari al peso della loro polpa, e il succo di un limone ogni mezzo kg.

Versate il composto ottenuto in una pentola, aggiungete la cannella e cuocete a fiamma bassa, girando spesso con un cucchiaio di legno, per circa tre quarti d’ora.

Versate la cotognata calda su un piano, o in appositi stampini.

Quando la cotognata è completamente raffreddata toglietela dagli stampini o ritagliatela (se l’avete versata su un piano in marmo).

Mantenetela in un luogo fresco e asciutto, ma son sicuro che non durerà molto, perché ve la mangerete subito tutta.

 

Le schie

pesca, pesce, tradizioni, cucinaIeri ho visto un interessante servizio televisivo sulla pesca in laguna, e m’è venuto in mente che molti lettori di questo blog probabilmente non sanno cosa siano le schie, cosa ben nota invece ad ogni veneziano, pertanto oggi vi parlo di questo.

Le schie sono piccoli gamberetti. Il loro nome comune in italiano è gamberi grigi, o gamberi di sabbia, sono tipici del territorio veneto, e particolarmente conosciuti in gastronomia, in quanto usati per molti piatti, tra i quali ottimi antipasti.

Vivono infossati nella sabbia o nel fango, lungo i litorali ma anche in acque salmastre. La laguna di Venezia ne è ricca, e generalmente si pescano con delle particolari reti a strascico. 

Le modalità di trattamento in cucina dei gamberi grigi, che devono essere vivi al momento dell’acquisto, dipendono dalle tipologie e dalle dimensioni. Le schie sono in genere davvero molto piccole, vanno lavate bene in acqua corrente, e possono essere preparate in vari modi, fritte oppure lessate brevemente e condite con una salsa al pomodoro, o passate in padella con aglio e prezzemolo, oppure servite accompagnate da polenta morbida.

Sono molto saporite e, soprattutto, tipicamente veneziane.

 

Nasce il museo della Gondola

museo, gondola, tradizioni, gondolieri, squero, San TrovasoMentre a Venezia l’Ente gondola ha bandito un nuovo concorso per assegnare 8 licenze da gondoliere, concorso che scadrà il 16 luglio e che si rivolge a chi abbia già lavorato sulle tipiche imbarcazioni veneziane, come sostituto, per almeno 12 mesi, arriva una notizia che molti aspettavano: il Museo della Gondola sarà presto realtà.

Ad ospitarlo, e non poteva esserci a mio avviso sede migliore, sarà lo squero di San Trovaso.

L’annuncio della nascita del museo dedicato a quella che è una delle indiscusse icone veneziane, è stato dato pochi giorni fa, durante una conferenza stampa a Ca’ Farsetti, a cui hanno preso parte gli assessori comunali alla Mobilità e Trasporti, Ugo Bergamo, e ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, il presidente dell’Istituzione per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere, Nicola Falconi, il presidente dell’associazione Bancali, Aldo Reato.

Nello squero, attualmente di proprietà del Comune di Venezia, continuerà l’attività di cantieristica al piano terra, mentre i piani superiori saranno restaurati ed occupati dal Museo e dagli uffici dell’Ente Gondola.
“San Trovaso – ha ricordato l’assessore Maggioni – è lo squero per antonomasia, un simbolo al quale i veneziani sono affezionati. Con questo restauro vogliamo dare un segnale forte di una città viva che recupera e riqualifica i suoi simboli e li offre al mondo intero”.

Sabato torna la notte famosissima

redentore, tradizioni, festaQuest’anno la notte del Redentore a Venezia sarà all’insegna della tradizione, con molte più barche a remi e a vela, ma non mancheranno naturalmente anche quelle a motore. Il Comune infatti ha deciso che i barconi arretreranno all’altezza del canale dell’Orfanello, verso Ca’ di Dio. E per chi volesse provare l’ebbrezza di un Redentore in gondola, per sabato Venezia marketing eventi propone di gustarsi i fuochi d’artificio sull’imbarcazione simbolo di Venezia, le prenotazioni sono possibili online ma come prevedibile il costo non è dei più economici, 98 euro a persona. L’appuntamento per la notte famosissima 2011 è alle 22:45 del 16 luglio di fronte all’hotel Danieli in riva degli Schiavoni e dopo un tour in gondola tra i canali veneziani, ci si fermerà nel bacino di San Marco, di fronte a Punta della Dogana, per il tradizionale spettacolo pirotecnico che illuminerà la notte veneziana.

Si tratta di una delle feste più sentite della città e i veneziani si stanno già preparando tanto che alla Giudecca più di qualcuno sta già cominciando a delimitare lo spazio in fondamenta, per le tradizionali tavolate, mentre sono cominciati i lavori al ponte votivo di fronte la chiesa del Redentore. L’apertura del tradizionale ponte provvisorio avverrà alle 19:00 di sabato alla presenza delle autorità e per l’ultimo anno prima del suo trasferimento a Milano, il patriarca Angelo Scola porterà il suo messaggio di pace e solidarietà.

Nella notte tra il 16 e il 17 luglio saranno anche potenziate le corse dei mezzi pubblici di deflusso verso Mestre dalla fine della manifestazione fino a quando sarà necessario. Per quanto riguarda invece i treni, il Comune ha richiesto e ottenuto dalle ferrovie dei collegamenti extra con Mestre all’1, 1:10, 1:20, 1:50, 2:05 e alle 2:10 per Padova, alle 2:42 per Treviso e alle 2:50 per Vicenza.

A facilitare chi arriva in auto e parcheggia al Tronchetto il People Mover, la monorotaia che chiuderà eccezionalmente alle 3:00 invece che alle 23:00.

Buona Pasqua

colomba_pasquale.jpgUltimo post del blog prima di Pasqua, ne approfitto quindi per fare a tutti i miei migliori auguri e nel farlo riporto una notizia a tema, piuttosto curiosa.

L’assessore comunale al turismo di Venezia, Roberto Panciera, a proposito dell’offerta merceologica delle tradizionali bancarelle pasquali, ha criticato chi vende biancheria e casalinghi.

I mercatini pasquali – dice Panciera – non trasmettono una bella e qualificata immagine della città, nè tanto meno concorrono al sostegno dei prodotti artigianali locali”. Forse neanche i turisti sono “interessati a merceologie quali biancheria e casalinghi”, mentre probabilmente gradirebbero trovare proposte commerciali più legate alla tradizione cittadina.

Proposta che sicuramente farà discutere. Intanto continua l’eterna lotta tra i commercianti, in particolare i venditori di souvenir dell’area marciana e gli ambulanti, generalmente africani, che propongono vari articoli, in particolare le ormai onnipresenti borse di grandi marche contraffatte.

Spero che per tutti questi soggetti la Pasqua rappresenti un momento per riposarsi e rilassarsi un po’, magari anche appagando il palato tra colombe e uova.

De l’inverno semo fora

candelora.jpgOggi, mercoledì 2 Febbraio, la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù, popolarmente chiamata festa della “Madonna Candelora“, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo (luce per illuminare le genti).

La festa della Candelora è anche detta della Purificazione di Maria, perché secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi, e il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre.

A questa festività a Venezia è associata una celebre credenza popolare, riassunta in un antico detto che ha delle versioni simili in altre zone del nord Italia.

Esistono poi detti diversi, sempre relativi alla Candelora, in molte località sparse per la penisola.

Tutti a Venezia sanno che:

A la Madona Candelora
de l’inverno semo fora,
ma se piove o tira vento
de l’inverno semo drento

Ovvero, se il 2 febbraio il tempo è buono l’inverno è agli sgoccioli, in caso contrario si protrarrà ancora.

Oggi, così come negli ultimi giorni, il tempo è decisamente buono, anche se è molto freddo. Speriamo quindi che la saggezza popolare non si sbagli.

Il gobbo di Rialto

gobbo-rialto.jpgIl gobbo di Rialto è una delle tante figure, uno dei tanti personaggi spesso inattesi che emergono dalle pietre della città lagunare, e come i suoi simili racconta una storia tra leggenda e verità. Questo “personaggio” si trova in Campo San Giacometto, al mercato ortofrutticolo di Rialto, nel sestiere di San Polo, ed è una statua in marmo che rappresenta una figura maschile nell’atto di sorreggere una scalinata che porta ad una pietra riservata ai banditori, anticamente usata come postazione di lettura di editti e leggi della Serenissima.

Il gobbo di Rialto fu scolpito nel 1541 da Pietro Grazioli da Salò e venne restaurato nel 1836, come testimonia l’incisione presente sulla parte superiore del complesso, costituito da una bassa colonna in porfido databile alla fine del 1200, una scaletta che porta alla pietra del bando e, a sorreggerla una figura maschile ricurva, per questo detta “Il gobbo”.

Questo gruppo marmoreo era anche uno dei tanti luoghi della città dove trovavano spazio denunce e proteste spontanee, che spesso la popolazione rivolgeva ai potenti e ai loro abusi, non era raro che sul gobbo venissero attaccati foglietti con testi sarcastici e antenate delle moderne caricature o vignette a sfondo politico. Anche per queste ragioni questa scultura è paragonata da alcuni al Pasquino di Roma.
Per cercare di limitare l’uso popolare del gobbo e preservarne l’uso istituzionale, oltre che ovviamente per censurare eventuali contestazioni troppo forti e punirne i colpevoli, nei pressi della scultura e nel campo vicino stazionavano spesso degli agenti del temutissimo Consiglio dei Dieci.

Durante il Medio Evo invece, il gobbo segnava la fine del percorso a cui erano costretti i ladri che camminavano nudi da San Marco a Rialto mentre due ali di folla li frustava e insultava. Generalmente arrivati esausti al gobbo lo abbracciavano e baciavano come fosse il loro salvatore.

Dopo aver svolto per secoli la sua funzione oggi la statua del Gobbo di Rialto è stata quasi dimenticata, e relegata ad essere un immobile testimone di un tempo ormai andato, solo poche guide e qualche curioso la notano e hanno voglia di approfondire la sua storia. Spero con questo mio breve post di aver incuriosito qualcuno a cercare di andare oltre l’immagine patinata della Venezia da cartolina e approfondire storia ed aneddoti che spesso si celano dietro opere poco celebrate ma di estremo interesse, bellezza e valore.

Ogni pietra a Venezia ha mille storie da raccontare, basta volerle ascoltare.

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