Puliamo il mondo

rifiuti, rialto, canal grandeQuand’ero piccolo ogni (non ricordo quanti) anni, i canali vicino a casa mia, e presumo anche in altre zone, venivano seccati e ripuliti.

In fondo ai canali infatti, per l’inciviltà delle persone, o per semplici fatalità, si accumulano nel tempo ogni genere di oggetti, caduti da ponti, rive, barche o gettati per farli sparire velocemente.

Si va dallo pneumatico, alla lavatrice, passando per carrelli della spesa e ogni genere di piccolo manufatto, giocattoli, pezzi di metallo, legno o pietra. Un capitolo a parte andrebbe poi dedicato alle barche affondate o ai motori fuoribordo che si sono staccati dalla loro sede e subito inabissati.

Questa periodica pulizia dei canali, è ormai un lontano ricordo d’infanzia, penso che dovrebbe essere riscoperta.

Ieri, domenica 30 settembre, anche se con modalità diverse, ovvero grazie a dei sommozzatori, s’è fatto qualcosa di simile, con finalità dimostrative, e non in un canale “periferico”, bensì immergendosi nel Canal Grande, all’altezza del mercato di Rialto.

L’occasione è stata “Puliamo il mondo”, la giornata internazionale di riqualificazione ambientale.

Ospiti dell’evento, trasmesso in diretta da Rai 3 su Ambiente Italia, sono stati il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e il rettore dello Iuav, Amerigo Restucci.

Dalle acque del Canal Grande sono riemersi parecchi rifiuti, anche piuttosto ingombranti, come resti di vecchi banchetti del vicino mercato.

Il messaggio della giornata è stato chiaro e molto importante: educare ad una corretta gestione dei rifiuti in vista di un futuro più sostenibile ed insieme tutelare il patrimonio culturale del nostro Paese. Lo slogan di questa edizione è stato “L’Italia tesoro d’Europa” e perché sia davvero tale, dobbiamo tutti impegnarci a tenerla più pulita.

 

Come trovare la Venezia dei veneziani

rialto, veneziani, san pietro, graffiti, RekonTorno sulla questione dei graffiti a Rialto, e in altre zone della città, per comunicare che la caccia al writer, ingaggiata dai vigili, con l’operazione denominata “Low Pressure”, ha ottenuto una significativa vittoria con l’identificazione di “Rekon” che aveva imbrattando con il suo “tag” il Ponte di Calatrava, già nel 2008.
Ora è stato individuato dai vigili e denunciato, si tratta di un veneziano di 25 anni, studente dell’Accademia di Belle arti, che più di recente aveva lasciato “il segno” anche sul Ponte di Rialto e su molti altri muri tra San Polo, Santa Croce e Cannaregio.

Il Comune si è già costituito parte civile e chiederà un risarcimento danni tra i 30 e i 50mila euro.

Ogni tanto anche io, in questo blog, ho parlato di “Venezia dei veneziani”, ovvero della città più autentica, quella meno schiava del turismo, quella con le sue tradizioni e la sua quotidianità “normale”.

Su questa tematica, ma anche sulla Venezia “minore” e quella “insolita” vi segnalo uno speciale uscito sul numero di luglio di touringmagazine.it, segnalatomi dalla redazione del Touring Club Italiano.

Vi avevo promesso qualche foto dalla festa de San Piero de Casteo, ma purtroppo mi è morto il cellulare. In ogni caso ero alla prima serata e mi sono molto divertito. Vi ricordo che l’evento si protrae fino all’1 luglio.

Via i graffiti dal Ponte di Rialto

1019987931.jpgGuerra ai graffiti sul Ponte di Rialto e negli altri luoghi simbolo di Venezia: parte dal web l’operazione-pulizia di monumenti e muri imbrattati dai vandali, che vede per la prima volta scendere in campo il Comune di Venezia accanto ad un gruppo di cittadini, organizzatisi attraverso il popolare social network Facebook.

I lavori di pulizia cominceranno nelle prossime settimane ed entro l’estate ridaranno finalmente la giusta dignità al Ponte di Rialto, eliminando tutti i graffiti che lo deturpano; verranno inoltre installate delle telecamere di sorveglianza, e saranno ripuliti dagli sfregi dei vandali anche altri sette importanti luoghi della città.

Mi pare un’ottima cosa, l’unico dubbio forse ce l’ho sull’installazione di nuove telecamere, Venezia è già piena di occhi elettronici, basterebbe usare con criterio quelli che ci sono.

Per quanto riguarda i vandali vorrei dire… Per prima cosa imparate a disegnare, e cercate dei messaggi sensati da veicolare, in seguito trovate luoghi e spazi adatti, non i marmi di antichi monumenti. 

In alcuni casi colorare le periferie degradate potrebbe essere (o almeno sembrare) una buona idea, ma attenzione al rispetto della legge.

Scrivere sui muri di Venezia, è invece sempre una pessima idea. Se volete farvi sentire, e magari fare arte, non insulsi scarabocchi, la rete potrebbe rappresentare un’ottima vetrina.

 

Guerra ai graffiti

rialto, graffitiVenezia negli ultimi tempi sta subendo uno sfregio pressoché continuo, venendo imbrattata dai graffiti. La cosa peggiore è che si tratta di scritte prive di qualsivoglia dignità artistica, fatte da dei fessi su antichi marmi e monumenti secolari.

Ne sono spuntati a decine in particolare nella zona compresa tra il ponte di Rialto e l’Accademia, ma anche nei dintorni di san Giovanni e Paolo. 

Si tratta, in alcuni casi, di scritte di protesta, come quelle della foto, apparse sul muro di una banca, ma in molti altri luoghi sono scritte prive di senso, spesso di colore argento e oro. 

Diverse sono spuntate sulla parte retrostante le botteghe di Rialto, e non hanno risparmiato neanche le parti marmoree del più noto ponte veneziano. Se ne contano ormai circa un centinaio, che in parte sono andati a sovrapporsi ad altri preesistenti. Si va da scritte lunghe quasi due metri e quelle di pochi centimetri. 

L’ultimo intervento di pulizia di Rialto risale ad un paio di mesi fa, ha interessato l’area del ponte dove si affacciano le botteghe ed era stato finanziato dagli stessi proprietari dei negozi.

L’assessore ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, ha convocato un tavolo a Ca’ Farsetti, a cui hanno preso parte i 25 commercianti del ponte di Rialto, per far fronte a questa nuova emergenza graffiti. 

Tra le idee in discussione l’utilizzo di una maggiore illuminazione e di telecamere di sorveglianza. In attesa che si trovi una cura per la stupidità, speriamo che questo funga almeno da deterrente.

 

Polemiche sul Fontego dei Tedeschi

restauro, negozi, rialto, polemichePolemiche per il progetto di un megastore al Fontego dei Tedeschi, a pochi metri dal ponte di Rialto, che dopo aver ospitato per molti anni la sede centrale delle poste veneziane, ora diverrà un negozio di Benetton, ma stando al progetto si tratterà di un vero e proprio mega store che, con scale mobili e terrazze panoramiche potrebbe mettere in pericolo l’identità e l’integrità dell’importante monumento.

L’associazione Italia Nostra è tra le voci che con maggiore forza si oppongono al progetto del gruppo Benetton, definendolo, senza mezzi termini: “un abuso che grida vendetta”. 

Lidia Fersuoch, presidente della sezione veneziana di Italia Nostra, grida allo scandalo per il progetto di un centro commerciale nel Fontego dei Tedeschi, grande palazzo cinquecentesco sul Canal Grande.

Tra i bersagli della protesta il sindaco, se secondo molti sta svendendo, pezzo per pezzo la città, per rimpinguare le casse vuote del Comune.

Va detto poi che la Soprintendenza ai beni architettonici non si è ancora pronunciata sull’intervento, e che Italia Nostra spera in un parere negativo, ma in ogni caso è pronta a dare battaglia.

I cittadini intanto si dividono, tra chi non vorrebbe Benetton e chi invece apprezza l’innovazione nel centro storico.

Quel che è certo è che Venezia è una realtà complessa, che vive di delicati equilibri e richiederebbe maggiore rispetto e momenti di autentica riflessione, aldilà dei ragionamenti meramente economici, che sempre più spesso, purtroppo, sono gli unici a tenere davvero banco in laguna.

 

Pietre e futuro

restauro,rialtoMercoledì 28 settembre, alle ore 11:30, sono stato invitato ad una interessante visita guidata al cantiere per il consolidamento della balaustra del ponte di Rialto, di fronte a Palazzo Camerlenghi.

Il restauro è stato avviato dal Consorzio dei Tajapiera (restauratori ed artigiani veneziani da secoli attivi in città), la Confartigianato di Venezia, in accordo con la Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici e in collaborazione con il Comune. Il costo del restauro sarà di circa 80 mila euro, ma già si pensa (anche grazie a sponsor privati) ad un intervento più ampio sul ponte che rappresenta una delle infrastrutture più importanti della città, oltre che una delle sue architetture più note.

Alla visita sono intervenuti l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, il presidente e il segretario di Confartigianato, Gilberto Dal Corso e Gianni De Checchi, il presidente del Consorzio Tajapiera, Giovanni Giusto e il direttore dei lavori, Antonio Girello.

La presentazione del cantiere è stato un momento molto interessante per avviare un dibattito sul ruolo degli artigiani in città. In particolare i taglia pietra, che con la loro maestria nella creazione e conservazione di manufatti lapidei hanno creato gran parte delle bellezze oggi visibili a Venezia.

Il restauro del ponte di Rialto infatti non è solo un restauro delle pietre, come spiegato enfaticamente da più voci intervenute all’incontro, ma vuole essere una riscoperta di antiche professionalità e di tecniche costruttive che, senza bisogno di resine o cemento, sono le sole in grado di garantire un futuro a manufatti che per secoli, in molti casi fino ad interventi di restauro contemporanei, non hanno avuto particolari problemi.

Infatti, alcune delle maggiori criticità dal punto di vista statico, attualmente riscontrabili sul Ponte di Rialto sono dovute proprio ad infiltrazioni di cemento o all’uso di resine che non hanno nessuna funzione legante, ma hanno solo portato ad un pericoloso irrigidimento della struttura.

Gran parte del lavoro affidato alla maestria dei taglia pietra è infatti proprio rappresentato dalla rimozione di materiali moderni, per ritrovare gli antichi assetti basati su compressioni, carichi e scarichi.

La stessa macchina messa in opera per permettere la rimozione delle colonnine della balaustra è un perfetto esempio di questa tecnica, che permette di lavorare sul ponte senza alterarne l’assetto statico, alzando un pesantissimo corrimano ma mantenendolo in sito, in modo che le sollecitazioni verticali ed orizzontali restino pressoché invariate.

I taglia pietra sono fieri della loro storia e il loro lavoro va valorizzato, perché questi antichi saperi artigiani sono di vitale importanza per il futuro di Venezia, oltre a poter dare interessanti prospettive lavorative ai giovani che vorranno continuare questo glorioso percorso.

Non sono mancati, da parte di artigiani ed architetti, anche divertenti riferimenti ad altri ponti veneziani, più moderni di quello di Rialto, ma già in peggiori condizioni, proprio perché creati senza quel bagaglio di conoscenza che ha permesso, in una città così particolare, di dar vita ad opere di grande complessità dal punto di vista statico.

Ma l’aspetto su cui s’è focalizzata l’attenzione di tutti, è che più che di un recupero delle pietre, questo, ed altri interventi condotti in città dal Consorzio dei Tajapiera, rappresenta un recupero di antichi saperi, che vanno valorizzati e tramandati alle nuove generazioni. E’ l’unico modo per garantire a Venezia un futuro.

Vicino l’accordo con Diesel per restaurare il ponte di Rialto

1019987931.jpgNe avevo già parlato, le condizioni del Ponte di Rialto non sono per nulla buone e urge un restauro, ma anche se potrebbe sembrare strano da credere, mancano i soldi. Nonostante si tratti di una delle architetture più note di Venezia e di un’opera fondamentale dal punto di vista urbanistico per la città.

La scorsa primavera, era crollata una colonnina della balaustra; l’altro giorno, è stata la volta di un masegno sconnesso, nella parte alta del ponte e di marmi consumati che, a causa della pioggia han fatto scivolare e cadere un gran numero di turisti. Non si può più aspettare, bisogna intervenire, e come avviene ormai di consueto, si cerca uno sponsor.

Dopo aver stanziato 200.000 euro in due anni, per il monitoraggio di Rialto, di concerto con lo Iuav (l’Istituto universitario di Architettura di Venezia), e dopo averne previsti 500.000 per riqualificare le rive adiacenti al ponte, ora il Comune parla di 4/5 milioni di euro per un intervento più radicale. Ma naturalmente non è facile reperirli, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale. Ecco quindi l’appello alla generosità dei grandi imprenditori privati. Come ha funzionato per il Colosseo, che rinascerà con il contributo di Diego Della Valle, anche Rialto avrà il suo mecenate: Renzo Rosso di Diesel.

Non è ancora ufficiale, ma sembrerebbe proprio che Diesel sarebbe pronta a sborsare la somma necessaria per dare nuova vita al più noto ponte sul Canal Grande.

Dopo François Pinault, con Palazzo Grassi e poi Punta della Dogana, la Fondazione Prada a Ca’ Corner de La Regina, Bulgari a Palazzo Ducale, Replay a Ca’ Rezzonico, Louis Vuitton e Arzanà Navi al padiglione Venezia ai Giardini della Biennale, e tanti altri che hanno investito, a vario titolo, nella città lagunare, ora anche Diesel scende in campo per Venezia e naturalmente anche per il proprio tornaconto, vista l’enorme visibilità internazionale che un intervento del genere può dare.

Restauri sbagliati a Rialto

1019987931.jpgAvevo parlato in recenti post sul blog della situazione critica di molte rive e del Ponte di Rialto, ora pare emergere che dietro questi gravi problemi non ci sia solo la sostanziale assenza di ordinaria manutenzione, ma anche interventi di restauro errati.

In particolare è sotto accusa l’uso indiscriminato del cemento, in particolare usato nelle pavimentazioni, per velocizzare i tempi e ridurre i costi, in sostituzione dei tradizionali e decisamente più belli, masegni.

Su molti ponti “minori” capita di vedere zone cementate su cui campeggia la scritta “provvisorio”, peccato che si tratta di una provvisorietà di mesi, se non addirittura di anni.
Ma nel caso del Ponte di Rialto, uno dei simboli della città, si sarebbe andati oltre, usando il cemento al posto del piombo per fissare delle colonnine in pietra d’Istria che, inesorabilmente, non hanno retto ai carichi.

La colonnina della balaustra del Ponte di Rialto, a Venezia, crollata circa un mese fa, potrebbe aver ceduto proprio a causa di restauri effettuati in modo a dir poco approssimativo. Questo il responso di Giovanni Giusto, presidente degli artigiani ‘tagiapiera’, come è definita in veneziano l’antica categoria di maestri tagliatori. La notizia decisamente poco rassicurante è stata riportata dal quotidiano “La Nuova Venezia”.

Per evitare il ripetersi di queste incresciose situazioni s’è tenuto in questi giorni un incontro a Palazzo Ducale con il Consorzio dei ‘tajapiera’ che ha presentato al Comune un piano di restauri delle balaustre del ponte, per ristrutturare il lato che guarda verso palazzo dei Camerlenghi. Intanto, il sindaco Giorgio Orsoni sta cercando finanziamenti privati per il Ponte di Rialto. Nel frattempo i tagliapietre faranno partire un primo intervento sul ponte il prossimo 15 giugno.

Ricette per Appartamento

LAGONove artisti, una fondazione, un appartamento. Ricette per Appartamento, Manuale di cucina azionista nasce nell’estate 2010, quando i 9 artisti ospiti del Lagostudio ideano alcune “istruzioni d’artista”, ricette che i tenant degli Appartamenti LAGO possono personalizzare con i propri ingredienti.

Il 20 maggio 2011 alle ore 20.00 presso l’Appartamento LAGO di Venezia a Rialto, Sestiere di San Polo 205, si terrà Dinner Two, gli ospiti che parteciperanno (su prenotazione) assisteranno alle istruzioni dell’artista Daniele Zoico che, grazie alla partecipazione del gruppo d’archi Fraglia dei Musici, trasformerà la serata in un concerto di musica da camera. La seconda ricetta in programma saranno le istruzioni SENZA TITOLO di Elisa Caldana che poterà gli ospiti in un’atmosfera straniante e surreale; il tutto sarà condito dal design Lago e dall’immancabile tradizione di sfruttare ogni mobile della casa come tavoli e sedute su cui far cenare gli ospiti.

Per maggiori informazioni sul progetto dell’Appartamento Lago, attivo in varie città italiane, e per informazioni su tutte le iniziative visitate il sito: appartamentolago.com.

Ponti, pietre e “scoasse”

riva.jpgGiorni fa molti telegiornali nazionali hanno riportato la notizia di un incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, avvenuto a Venezia.
Una donna anziana e il suo nipotino sono inciampati su delle pietre dissestate e sono caduti in acqua. Per fortuna sono stati prontamente soccorsi e tratti in salvo da dei camerieri di un vicino ristorante affacciato sulla riva.
Uno degli aspetti evidenziati però, proprio dai camerieri, è che la riva era in pessime condizioni e che il rischio di altri incidenti simili era tutt’altro che remoto.

Ieri, molti quotidiani regionali e nazionali hanno riportato una notizia molto diversa, ma riconducibile alla stessa tematica. Molti, dei 400 ponti veneziani, sono in cattive condizioni e avrebbero bisogno di interventi urgenti, e non si parla di piccoli ponti, magari in legno, su qualche canale secondario, in periferia, ma di ponti importanti, in pieno centro storico, tra cui il più monumentale ed iconico di tutti, il ponte di Rialto.
Io mi sono laureato a Venezia in Conservazione dei beni Culturali, quindi la tematica mi sta particolarmente a cuore, che si tratti di ponti, di rive, o di ogni pietra di Venezia, quello che sostanzialmente manca, e si tratta di un problema nazionale, non veneto, è il concetto di “ordinaria manutenzione”.

In Italia purtroppo, è da anni che lo ribadisco sempre più convintamente, il concetto di ordinaria manutenzione è alieno, si interviene solo quando il monumento di turno cade a pezzi o viene pesantemente vandalizzato, si riasfalta una strada solo quando ci sono buche capaci di inghiottire un pulmino.

Non si capisce che la manutenzione ordinaria non è una spesa inutile, non si tratta di soldi buttati, ma di un investimento, un modo per evitare interventi straordinari ben più costi, senza poi contare anche il danno di immagine per il nostro Paese, che è una meta turistica di prim’ordine e non dovrebbe permettersi di fare certe figure.

Altra questione, e poi chiudo, perché non vorrei essere troppo polemico, cosa che non mi si addice granché. Un mio amico giorni addietro ha pubblicato su Facebook una foto che ha suscitato molto sdegno, misto ad un po’ di incredulità. L’immagine ritraeva un cumulo di rifiuti infilati nella grata di una finestra al piano terra, in pieno centro storico a Venezia, c’erano cartacce, lattine di bibite, ecc… Uno spettacolo indecoroso che spesso si può vedere in varie zone della città. La questione è articolata e complessa, generalmente i veneziani incolpano i turisti e, devo dire, nel 90% dei casi lo fanno a ragione, infatti i Veneziani hanno, come tutti, molti difetti, ma a distinguerli è nella quasi totalità dei casi un grande amore per la loro città, quindi difficilmente la imbrattano.

Tornando alla manutenzione però, vorrei riflettere sul fatto che non basta non sporcare o farlo il meno possibile, bisogna anche pulire, impedire che la lordura dei turisti, o chi per loro, si stratifichi nei mesi o negli anni, così come andrebbe impedito che danni strutturali a pavimentazione, ponti, o altre strutture continuino a peggiorare fino a punti assolutamente critici. Bisogna intervenire per tempo, bisogna assistere Venezia ed amarla giorno per giorno, non solo correre ai ripari quando sta morendo.