Progetto Biennale College-Cinema

3691604158.jpgL’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, si era chiusa con qualche strascico di polemiche, niente di nuovo direte, ma queste in particolare riguardavano il calo degli incassi, e la scarsa presenza di registi giovani.

Se la prima questione si potrebbe anche liquidare con un generico “c’è crisi”, la seconda merita maggiore approfondimento.

Infatti una scarsa presenza di voci giovani in una delle maggiori rassegne cinematografiche italiane e mondiali, si può spiegare anche con la cancellazione della sezione Controcampo italiano dedicata alle opere prime degli emergenti, sezione che era stata reintrodotta durante la direzione artistica di Marco Müller, e che il suo successore Alberto Barbera ha invece liquidato definendola una “riserva indiana”.

Quest’anno si riparte, con un nuovo progetto, il 2013, è bene ricordarlo, sarà l’anno in cui la Mostra compie 70 anni, e sono molte le novità previste. Tra queste il progetto Biennale College-Cinema, concorso dedicato alle opere prime e seconde, che per la prima volta nella storia del festival lagunare si propone come laboratorio creativo e di produzione.

In tutto sono stati 433 i registi, di 77 paesi diversi, che hanno partecipato al concorso come emergenti, tra questi hanno superato la prima soglia della selezione soltanto in 15. I team di ciascun progetto composti da un regista e un produttore, hanno appena concluso il primo workshop di 10 giorni che si è svolto proprio a Venezia, durante il quale hanno anche avuto modo di presentare le loro opere alla presenza della stampa, del presidente Paolo Baratta e del direttore Alberto Barbera. Solo tre di essi accederanno al secondo workshop di 15 giorni che si terrà entro il mese di marzo, e alla fine del quale cominceranno le produzioni dei tre lungometraggi vincitori di un finanziamento di 150 mila euro, messo a disposizione dalla Biennale con il sostegno di altri sponsor.

Questo progetto è la strada giusta per aiutare i giovani creativi? Beh di sicuro è una delle possibili strade.

 

La città del pensiero

Philippe Starck, pierre cardin, murano, isole, progettiIn 50 anni Venezia ha perso metà dei suoi abitanti, ma se molti scappano da case troppo care e da una vita spesso scomoda, altri arrivano e in tanti non la lasciano più. Sono molti infatti i “veneziani per scelta”, tra i quali diversi i nomi noti, come Vittorio Gregotti, Pierre Cardin, Paolo Baratta, Gino Strada, Ottavia Piccolo e il noto designer e architetto francese Philippe Starck, che per bloccare il lento declino della città propone di farne un’isola dei cervelli.

Un luogo dove far dialogare creativi, filosofi, matematici, artisti ed imprenditori, per progettare un domani migliore.

Per Starck, che vive a Burano ormai da 25 anni, bisogna dare a Venezia un futuro all’altezza del suo glorioso passato. Ne parla anche dalle pagine del libro “Veneziani per scelta” (edito da StudioLT2), in cui Caterina Falomo e Manuela Pivato hanno raccolto i racconti di 18 personaggi che hanno deciso di vivere in laguna. 

Il libro, con prefazione di Roberto Bianchin, è arricchito anche dalle illustrazioni di Sergio Staino.

Basterebbe – dice Starck – scegliere una delle tante isole della laguna e riunirvi dei pensatori illuminati, le cui idee potrebbero poi essere contrassegnate dal francobollo “pensato a Venezia”.

In fine Starck si dice “molto deluso” che non si sia fatto nulla del suo progetto presentato una decina di anni fa, per creare una “cittadella del pensiero” all’Arsenale. “Ogni cosa in questa città – aggiunge – esprime intelligenza”.

Per fortuna Venezia ha ancora degli estimatori intelligenti, speriamo che diventi una tendenza contagiosa.

 

Ponte dell’Accademia nuovo disegno per un ponte accessibile

ponte_calatrava.jpgIl comune di Venezia ha bandito a giugno un concorso di progettazione dal titolo “Ponte dell’Accademia nuovo disegno per un ponte accessibile“.
L’obbiettivo è progettare un nuovo ponte dell’Accademia, uno dei 4 ponti sul Canal Grande.
Il ponte dell’accademia attuale infatti, è un ponte provvisorio, anche se questa definizione mi fa un po’ sorridere, visto che, attraversando vari rifacimenti e restauri è, di fatto, provvisorio da circa 70 anni.
Un ponte grande e importante, come quello dell’Accademia costruito in gran parte in legno, in una paese come l’Italia che pare ignorare il concetto di ordinaria manutenzione è un indubbio elemento di forte criticità.
In molti a suo tempo si sono interrogati sull’utilità reale, visti sopratutto i costi, anzi il rapporto costi/benefici, di un quarto ponte sul canal grande, quello firmato da Calatrava e chiamato Ponte della Costituzione, che oggi collega la stazione a Piazzale Roma.
Un ponte che molti credono i veneziani odino, ma non è così come in tutte le cose la cittadinanza si divide. I turisti, italiani e non spesso lo percorrono come fosse una giostra, gli anziani lo evitano per paura di cadere, ma in ogni caso oramai è parte della vita della città.
Prima dell’inizio dei lavori però, diverse voci si erano levate per sostenere la tesi che se proprio si voleva fare una grande opera, un grande nuovo ponte sul canal grande, e se proprio lo si voleva affidare a Calatrava, si poteva fargli rifare quello PROVVISORIO dell’Accademia, ma naturalmente le voci sagge e che tendono al risparmio, raramente vengono ascoltate.
Così oggi, alleggeriti di milioni di euro ci troviamo con un ponte nuovo, discusso, ancora in realtà da finire anche se spesso lo si dimentica, manca infatti l’ovovia per i disabili e ci son già le prime riparazioni da fare. E ci troviamo con un ponte ‘vecchio’ che va rifatto, si spera in via definitiva e con costi e tempi ragionevoli.