Le schie

pesca, pesce, tradizioni, cucinaIeri ho visto un interessante servizio televisivo sulla pesca in laguna, e m’è venuto in mente che molti lettori di questo blog probabilmente non sanno cosa siano le schie, cosa ben nota invece ad ogni veneziano, pertanto oggi vi parlo di questo.

Le schie sono piccoli gamberetti. Il loro nome comune in italiano è gamberi grigi, o gamberi di sabbia, sono tipici del territorio veneto, e particolarmente conosciuti in gastronomia, in quanto usati per molti piatti, tra i quali ottimi antipasti.

Vivono infossati nella sabbia o nel fango, lungo i litorali ma anche in acque salmastre. La laguna di Venezia ne è ricca, e generalmente si pescano con delle particolari reti a strascico. 

Le modalità di trattamento in cucina dei gamberi grigi, che devono essere vivi al momento dell’acquisto, dipendono dalle tipologie e dalle dimensioni. Le schie sono in genere davvero molto piccole, vanno lavate bene in acqua corrente, e possono essere preparate in vari modi, fritte oppure lessate brevemente e condite con una salsa al pomodoro, o passate in padella con aglio e prezzemolo, oppure servite accompagnate da polenta morbida.

Sono molto saporite e, soprattutto, tipicamente veneziane.

 

VelvetLagoonVelvet

installazione, pesce, San ServoloOggi vi voglio parlare di una mostra all’isola di San Servolo. Quest’isola, raggiungibile con la linea 20 dell’Actv, ospita anche due padiglioni della Biennale: il Padiglione di Cuba (Cuba mon amour) e quello della Repubblica Araba Siriana (Evoluzione). Ma mi voglio soffermare su altro, su un’installazione di Anna Paola Cibin, a cura di Luciano Caramel e Francesca Giubilei, inaugurata lo scorso 22 luglio.

Si chiama VelvetLagoonVelvet ed è un percorso espositivo che si snoda attraverso un susseguirsi di pesci di laguna, esistenti ed estinti, reali ed immaginari, che si muovono solitari o in branco, tra i quali l’artista immagina di immergersi, percorrendo con essi un tratto di laguna. Il percorso tra i variopinti velluti stampati con tecniche manuali, che ricreano le profondità marine, è costellato di elementi vitrei, organismi luminosi dai riflessi argentei e cangianti.

Questa installazione tattile e luminosa riflette sul legame tra il pesce e la città di Venezia, ricorrendo anche a tecniche e materiali che a questa sono profondamente legati, come vetro e arazzi lavorati secondo antiche tecniche da secoli in uso in città.

Una ricerca artistica innovativa, che si rifà però alla tradizione nella scelta di tematiche e materiali, un esperimento riuscito, che merita attenzione.

L’installazione rimarrà a San Servolo fino al 18 settembre.

Le vongole di Sant’Alvise

vongole.jpgIl Gazzettino di Venezia del 24 Agosto ha riportato una notizia che mi ha incuriosito, visto che parla della mia parrocchia, Sant’Alvise e di un fenomeno che pare riguardare questa zona di Venezia di cui ero completamente allo scuro, nonostante avvenga a pochi metri da casa mia.

Va detto che da casa non ho la vista sulla laguna e non sono particolarmente mattiniero, quindi se non era per il Gazzettino avrei probabilmente continuato a non saperne nulla.

A quanto pare, proprio a Sant’Alvise sarebbero in costante aumento le segnalazioni di cittadini che abitano nei pressi del pontile dell’ACTV e che avvistano ogni mattina centinaia di barchini che dalle alle 4:30 alle 9:00 da oltre due settimane, raccolgono vongole indisturbati trasportandole a tutta velocità fino ad un vicino peschereccio utilizzato come barca d’appoggio.

Il peschereccio resta in una zona dove la pesca è permessa ma i barchini si spingono molto oltre, fino ad avvicinarsi al confine di Sant’Alvise con la laguna.

Oltre al mancato rispetto della legge, c’è un reale rischio per la salute, visto che le vongole pescate in zone non consentite possono trovarsi anche a ridosso del petrolchimico di Porto Marghera, ed essere quindi inquinate da sostanze molto pericolose.

Sempre stando alle segnalazioni dei cittadini pare che i controlli nella zona siano piuttosto carenti, sono state viste solo barche della Guardia di Finanza, ma solo dopo le 9 del mattino, ora in cui la pesca di frodo s’è già conclusa.

Sardee in Saór

Le “Sardee in Saór” sono un vero Cult della cucina veneziana, quasi mi emoziona parlarne, non so se sono degno.
A parte gli scherzi, questa particolare preparazione delle sardine (Sardee) era usata dai marinai veneziani perché se conservate in ambienti freschi, potevano così mantenersi durante viaggi in mare, per periodi lunghi, anche un mese, anzi, si ritiene che il momento migliore per gustarle vada da almeno 2 fino a 15 giorni dopo la loro preparazione.

sardee.jpg

Ingredienti:

  • Sardine fresche
  • Cipolla bianca
  • Olio per friggere
  • Farina 00
  • Sale
  • Aceto

Preparazione:

Si possono usare sarde aperte e senza la lisca, oppure chiuse avendole accuratamente private di testa e interiora.
In entrambi i casi sciacquatele abbondantemente e privatele delle squame.
Infarinate le sarde con la farina 00 alla quale avrete aggiunto un po’ di sale.
Friggetele e riponetele su della carta assorbente.
In una padella larga, mettete dell’olio e fate appassire le cipolle aggiungendo, lentamente un po’ per volta, acqua ed aceto.
Quando le cipolle saranno ancora tenere, aggiungere aceto a piacere ed, eventualmente, uvetta e/o pinoli e lasciate evaporare.
Preparate un letto di cipolle così cotte sul fondo di una terrina, poi disponete a strati alterni le sarde e le cipolle.
Ricoprite il tutto con il sughetto rimasto, coprite il preparato e lasciatelo insaporire per almeno due giorni.

Buon appetito!