Preoccupazione per l’Ultima Cena di Tintoretto

opere,restauro,biennale,san giorgioEssere generosi è importante, bisogna condividere quello che si ha, ma spesso quando si presta qualcosa capita che questa non venga restituita o che al suo rientro presenti dei danni, sicuramente una seccatura, una delusione, una brutta esperienza, se si tratta di un libro o di un cd, ma se parliamo di prestiti come un’importante opera d’arte tra due istituzioni culturali, la questione potrebbe diventare ben più spinosa.

L’Ultima Cena dipinta da Jacopo Robusti, meglio noto come il Tintoretto, dopo essere rientrata nella chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia, in seguito ad un prestito fatto alla Biennale, che l’aveva esposta nella sua mostra delle Arti Visive, ai Giardini, è apparsa molto cambiata, e non certo in meglio, nonostante nel frattempo sia stata anche sottoposta ad un restauro.

Come ho già scritto in passato, restaurare un’opera è un processo molto complesso e delicato, ci sono molte variabili da considerare e diversi approcci culturali alla materia. Di certo, quello che un restauro non dovrebbe mai fare è essere distruttivo, ma purtroppo capita anche questo, per fortuna però non in questo caso, infatti l’evidente velo che ha offuscato i colori del Tintoretto, potrà essere rimosso, ma cerchiamo di capire, anche attraverso le tesi degli esperti della Soprintendenza, cosa è accaduto.

Pare che fra gli interventi sull’opera, concordati con la Biennale e gestiti dalla Soprintendenza veneziana, ci sia stata anche la sostituzione del supporto della tela, uno strato di juta che era stato incollato dietro al quadro, e che era gravemente usurato. Nell’operazione per proteggere l’opera è stata usata una vernice che s’è in seguito ossidata, a causa dell’umidità e della reazione con altri elementi, generando l’attuale effetto nebbia.

Un evento che la Soprintendenza da definito come imprevedibile (l’umidità a Venezia?), ma che fortunatamente non ha causato alcun danno ai colori originali stesi dal maestro, che potranno essere recuperati, a quanto si dice, in tempi brevi.

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OPEN 14

opere, installazioni, lidoOltre alla Mostra del Cinema, al Lido di Venezia torna, come di consueto Open, mostra di installazioni all’aperto giunta alla sua 14^ edizione.

La mostra quest’anno coinvolge una trentina di artisti, tra cui Marc Quinn, Feng feng, Otto Fischer, Antonella Barina, Stefano Devoti e Alex Angi, tutti uniti sotto un unico comune denominatore: l’estrema libertà di espressione, senza temi definiti. 

Una delle installazioni che farà più discutere è His Holiness di Marina Gavazzi, che denuncia gli abusi sessuali inflitti da membri della Chiesa cattolica, spesso taciuti e non puniti come si dovrebbe.

Ma questa edizione di Open sarà ricordata anche per un fatto spiacevole, nei primissimi giorni una delle opere è infatti stata ripetutamente danneggiata.

Si tratta di una scultura di Tiziano Zuriato raffigurante un bimbo cinese a cui alcuni vandali hanno prima staccato le mai e poi la testa.

Mentre alla Mostra del Cinema si moltiplicano le pellicole che parlano, con vari registri, di immigrazione ed integrazione, un’opera sulle stesse tematiche è stata distrutta. Non ci sono commenti, la stupidità non ha limiti.

Inoltre questo gesto segue di poco un altro grave episodio, sempre al Lido, la comparsa di una svastica e del nome Adolf, tracciati con una bomboletta spray nei pressi del cimitero ebraico.

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OPEN 14

Dal 1 settembre al 2 ottobre 2011

Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni

Isola di San Servolo e Lido di Venezia

Il Mostro della Laguna

mostro.jpgUn mostro liscio e nero, dal grande corpo di serpente e dalla testa di cavallo. È la terribile visione che potrebbe apparire a chi si affacci da Punta della Dogana. Leggenda vuole infatti che in una grande cavità posta sotto questo luogo, sicuramente uno dei più panoramici e suggestivi di Venezia, dimori una terribile creatura, simile a un enorme serpente di mare. Il mostro delle acque nere, così come è chiamato, si farebbe vedere molto raramente, e solo nelle notti senza luna, quando il vento increspa le acque rendendo indistinguibili le forme che vi si muovono.

L’ultimo avvistamento risale agli anni Trenta, quando due pescatori raccontarono di aver visto il mostro, a pochi metri da loro, aprire una bocca spropositatamente larga, inghiottire un gabbiano, e cercare di azzannarne altri, prima di inabissarsi. Dell’essere marino i due ricordavano i “bianchi denti a sega” e “gli otto metri di lunghezza, con un diametro di circa un metro nella parte più grossa”. Nel muoversi, il corpo della creatura “ondulava ritmicamente”, e la testa era apparentemente appoggiata sul pelo dell’acqua. Il nome di “mostro delle acque nere” deriverebbe da questa propensione a uscire quando l’acqua del bacino è molto scura. (tratto da “I segreti del Canal Grande” di Alberto Toso Fei).

Da questa leggenda nasce un grande evento culturale ed artistico che darà forma al mostro. L’opera che ne nascerà sarà una creatura marina di 6 metri, che prenderà forma ed ispirazione dal luogo in cui ha origine, la Laguna di Venezia, così come narrato dalla leggenda.
Sarà realizzata con un’anima in acciaio e rivestita di un’epidermide di squame in vetro di Murano. Tramite un complesso e innovativo apparato tecnologico, avrà vita propria, sospesa tra terra, aria ed acqua.

mostro-laguna.jpg

Attorno a questa creatura artistica, Forme d’Acqua, in collaborazione con il Consorzio Promovetro Murano e con il sostegno delle istituzioni locali ed il coinvolgimento delle realtà creative, professionali e artigianali del territorio, presenta la mostra-evento “il mostro della laguna”. Nell’affascinante location della tenuta del cavallino, arte, design e tecnologia si fondono in una formidabile avventura, alla ricerca di un linguaggio nuovo per far interagire e dialogare due materie lontane come acqua e vetro.

Quest’originale opera collettiva di design dell’acqua su un’area di 32 mq, realizzata in vetro di Murano, acciaio inox, acqua e nebbie, ed illuminata da un sofisticato impianto domotico, verrà aperta al pubblico il 27 Febbraio, ma sarà presentata al Casinò di Venezia già martedì 22 febbraio, dalle 11:00 alle 14:00, alla presenza di ideatori e realizzatori dell’originale progetto.

 

www.ilmostrodellalaguna.it

 

Urgent Matters

residenze-artisti.jpgArt Enclosures è un progetto ideato dalla Fondazione di Venezia e realizzato in collaborazione con Polymnia e con la Fondazione Bevilacqua La Masa.

Nasce da un obiettivo ben preciso, quello di promuovere e valorizzare la personalità e il lavoro di giovani artisti emergenti provenienti dall’Africa, dando loro visibilità e spazi espositivi attraverso un evento dedicato ed una pubblicazione.

In questa edizione della mostra Art Enclosures / Confini d’arte – Residenze per artisti internazionali a Venezia saranno presentati al pubblico i lavori che gli artisti Samuel Githui e Victor Mutelekesha hanno prodotto durante il loro soggiorno in città.
Nelle loro opere è ricorrente una riflessione sulla condizione dell’essere umano nel presente, da qui nasce il titolo dell’esposizione Urgent Matters, una sorta di monito all’intervento e ad una urgente riflessione sulle tematiche sociali.

Fondazione Bevilacqua La Masa
Dorsoduro 2826
30123 Venezia
Fino al 25 Gennaio