Un giorno nero

gattonero.jpgIeri era il 17 Ottobre, data che probabilmente per molti di voi non ha particolari significati, ma a Venezia si dice porti sfortuna, effettivamente, superstizioni a parte, se si guarda indietro ai 17 Ottobre di anni e secoli passati saltano fuori dai libri di storia molti fatti decisamente negativi, se non in alcuni casi, catastrofici.

Il primo evento funesto legato alla data risale al 589 d.C., quando avvenne una disastrosa alluvione causata dallo straripamento dell’Adige, detta “rotta della Cucca”, nei pressi dell’attuale Veronella, in provincia di Verona, che causerà lo sconvolgimento idrografico dell’intera area, modificando il corso dei principali fiumi del Veneto e portando ad una radicale trasformazione della laguna di Venezia, che venne a trovarsi così ricongiunta alla terraferma ed esposta di conseguenza alle minacce esterne, perdendo il suo tradizionale vantaggio strategico.

Un altro 17 Ottobre infausto per Venezia fu quello del 1797, il giorno forse più nero nella storia della città, in cui fu firmato il Trattato di Campoformio tra Napoleone e l’Austria, che decretò la fine della Repubblica di Venezia. La città veniva infatti ceduta, assieme all’Istria e alla Dalmazia, all’Austria, che, in cambio, riconobbe la Repubblica cisalpina.

Ladri e antiquari d’accordo per saccheggiare il cimitero

san-michele.jpgL’isola di San Michele era deserta fino al 1212, quando i monaci camaldolesi vi edificarono un monastero e la chiesa, ricostruita poi nel 1500, primo esempio di architettura rinascimentale a Venezia. Il cimitero di San Michele in Isola è nato 1813 per volontà di Napoleone: in precedenza i morti venivano sepolti nelle chiese o nei piccoli Campi “santi” o “dei morti” nelle varie parrocchie.

Oggi l’isola di San Michele, cimitero di generazioni di veneziani, si sta, come denuncia la pittrice e scrittrice Fiora Gandolfi avviando ad un morte lenta, ma certa. L’allarme sullo stato del cimitero di Venezia arriva dalla vedova di Helenio Herrera, allenatore dell’Inter ai tempi del padre di Moratti e sepolto anch’esso a San Michele.

Fiora Gandolfi descrive, in una lettera al Gazzettino, la situazione dell’isola e del suo cimitero, preda di saccheggi e decadenza.

Tra le denunce della scrittrice la più grave ci pare: «Ladri e antiquari d’accordo per saccheggiare il cimitero». Secondo la vedova di Herrera infatti, alcuni «antiquari hanno facilitato l’opera», effettuando prima un vero e proprio censimento dei reperti e fornendo poi ai ladri mappe dei luoghi e foto di sculture, iscrizioni e altri ornamenti da rubare. I frati che abitano nell’isola sono pochi e molto anziani e non possono compiere una sorveglianza sufficiente, soprattutto la notte.