Il punto della situazione sul MOSE

mose.jpgIl Mose, (acronimo di MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è il più grande (e discusso) cantiere di ingegneria idraulica del mondo, impiega oltre 3000 operai e, per alcuni, è diventato negli anni un simbolo positivo, una testimonianza di ciò che l’Italia è in grado di fare e di esportare. Non a caso il Mose è tra le realtà che rappresentano l’Italia all’Expo di Shanghai.

Ora anche il nuovo presidente della Regione Veneto Luca Zaia annuncia una sua visita, la prima, al Mose che aprirà le sue porte alla stampa nazionale e internazionale il prossimo 9 giungo. Il cantiere si concederà alle telecamere e i giornalisti potranno avere accesso ad una visita molto articolata dell’intera struttura.

Al termine ci sarà una conferenza stampa sullo stato di avanzato dei lavori, arrivati dopo molti anni al 63% circa.
Ad accompagnare Zaia ci saranno l’ingegnere Patrizio Cuccioletta, presidente del Magistrato alle Acque e l’ingegnere Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova.

Il Mose prevede un sistema di paratoie mobili a scomparsa in grado (teoricamente) di isolare la Laguna di Venezia dal Mare Adriatico durante l’alta marea, limitando (o forse risolvendo) così il problema dell’acqua alta. La discussa struttura rientra nel piano di interventi per la salvaguardia di Venezia e della Laguna avviato nel 1987 grazie al Ministero delle Infrastrutture e al Magistrato delle Acque di Venezia in collaborazione con il Consorzio Venezia Nuova.

Una class action contro il MOSE

stivali.jpgA Capodanno è entrata in vigore una norma che introduce anche in Italia la class action, ovvero un’azione legale collettiva che spesso, almeno in USA, vede gruppi di utenti/consumatori citare in giudizio delle società.

Pare ora che Arrigo Cipriani, direttore dell’Harry’s bar da 35 anni, voglia utilizzare questo nuovo strumento per un’azione legale contro il MOSE che mira, dice, «a ottenere giustizia per Venezia».

Cipriani fa sapere di avere un dossier di studi e ricerche che dimostrerebbero come la modifica della morfologia lagunare, conseguente agli scavi sia del canale dei petroli che del Mose, siano concause del peggioramento del fenomeno dell’acqua alta a Venezia.
Il MOSE quindi, almeno in questa fase (in cui non è ancora attivo), avrebbe peggiorato la situazione anziché risolverla.

Cipriani dichiara: «Ci sono le condizioni per un’azione collettiva della città intera. Ognuno dei soggetti che per svariati motivi hanno effettuato scavi sotterranei nelle acque veneziane è responsabile del peggioramento della situazione. Tante chiacchiere in questi anni sui metodi per salvare Venezia, invece ogni azione ha aumentato il problema».

Reagisce serenamente Patrizio Cuccioletta, presidente del Magistrato alle Acque: «Cipriani vuole fare una class action? Non sono per niente preoccupato, continuerò a dormire sonni tranquilli».
Staremo a vedere come si evolverà la cosa.

Il MOSE nel presepe

mose.jpgOrmai tutti sanno che a Napoli entrano nei presepi le statuine dei personaggi dell’anno, come ha fatto, a tempo di record, la versione del “Cavaliere ferito” nella bottega di Marco Ferrigno, figlio del famosissimo Giuseppe.

Il premier però non è l’unico ad essere trasformato in statuetta, infatti tutto il mondo politico, come è già successo negli ultimi anni, ha avuto una sua rappresentazione natalizia. Il presidente del Consiglio con la corona in testa era in buona compagnia con Gianfranco Fini inginocchiato, Patrizia D’Addario seduta sulla poltrona di Porta a Porta, il ministro dell’economia Giulio Tremonti nei panni di Robin Hood, Brunetta che porta in mano un cartello con scritto “abbasso i fannulloni” e, Marrazzo circondato da trans.

A Venezia invece è stato il Mose a fare il suo ingresso nella natività.

Il sistema di paratie mobili contro l’acqua alta, è stato infatti ricreato in miniatura all’istituto scolastico Cavanis di Chioggia. Così le statuine della Sacra famiglia, in barcone, cullate dalle onde del mare nei pressi di una Chioggia futuristica, sono le prime a sperimentare il funzionamento del sistema di dighe mobili.

Torna l’acqua alta

1685380197.jpgIn questi giorni a Venezia è tornata l’acqua alta, un fenomeno che ispira sempre una certa curiosità in chi ne ha solo sentito parlare o l’ha vista in foto o servizi televisivi. Anche i turisti che la incontrano per la prima volta e si trovano a doverla affrontare, spesso lo fanno, come è giusto che sia (per loro) con un sorriso.
Molto meno divertente, simpatico o stupefacente è questo fenomeno per chi a Venezia vive o lavora, e si trova, nonostante ci sia abituato, a dover far i conti con disagi e, spesso con veri e propri danni economici. Come avviene per i tanti esercizi commerciali che, oltre a perder clienti subiscono in caso di maree eccezionali danni a infrastrutture come, ad esempio l’impianto elettrico, il mobilio, ecc…

Nei secoli Venezia ha sempre lottato con le acque e, molto prima che si parlasse del discusso MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), ormai prossimo alla sua entrata in funzione, c’erano già tecniche, tuttora in uso, per combattere questa difficile battaglia. Molti non se ne saranno accorti, molti credono che Venezia sia sempre uguale a se stessa, una città immobile, un museo a cielo aperto, ma in realtà la città cresce anno dopo anno, e quel che più vi stupirà, cresce in altezza. No non sto parlando dell’altezza degli edifici, non pensate ad una Venezia stile New York, parlo di rive, fondamenta e, in generale, della pavimentazione che viene periodicamente innalzata per strappare metri alle maree.

L’ultima serie (contemporanea) di questi interventi di rialzamento di intere aree della città (dette insule) è durata più di trent’anni, con restauri, interventi alle fondamenta e opere di rialzo della pavimentazione realizzate da Insula (socità che si occupa della salvaguardia della città). Nel 1976, 140 centimetri di acqua sul medio mare allagavano quasi il 90% del centro storico, la stessa quantità d’acqua oggi raggiunge invece poco più del 50%. Per questi sfortunati il Comune ha annunciato che con un assestamento di bilancio reperirà tre milioni di euro che servono a risarcire gli allagati del dicembre 2008.

Vedremo tra qualche anno con il MOSE come cambierà la situazione.

 

Ma come fate con l’acqua alta?

acquaalta_ok.jpgMa l’acqua alta? Oppure: ma come fate con l’acqua alta? E ancora, ma quando c’è acqua alta che fai? E molte altre varianti. Questa è la prima cosa che spesso mi dicono quando, magari durante un viaggio, mi presento e dico di provenire da Venezia.
Sinceramente dare una risposta non è facile. Ci sono vari mezzi di cui i veneziani si dotano, gli stivali di gomma, le ‘paratie’ (sorta di piccole dighe su binari metallici) sulle porte di casa… e altri mezzi di cui si dota la città, in particolare delle passerelle di legno, che però in caso di acqua alta eccezionale diventano inutilizzabili. Molti negozi poi abbinano alle paratie, delle pompe per espellere l’acqua che è riuscita, in ogni caso ad entrare.
Ad un livello ancora superiore, tutti sanno del MOSE, anche se i dettagli del suo funzionamento sfuggono ai più e molti dubitano che una volta completato potrà funzionare. Non essendo un esperto di idraulica non mi pronuncio.
Quel che posso dire è che, anche se ho la fortuna di lavorare in casa e, quindi, se un giorno c’è acqua alta semplicemente non esco, è indubbiamente una grande seccatura. Mi è capitato di dover rimandare appuntamenti di lavoro, ritardare nella spedizione di documenti, non poter comprare il pane per pranzo perché il panificio s’era allagato, ecc…
Ma i maggiori danni, ovviamente li hanno le moltissime attività commerciali piccole e medio piccole che sono la vera linfa della città.
Fondamentale è anche il turismo certo, ma ai turisti (soprattutto quelli stranieri) spesso l’acqua alta non fa paura, anzi la vivono come un’attrazione, un divertente diversivo. Per i veneziani invece è tutto fuorché divertente.