IL GATTO SENZA STIVALI

gss-copertina web.jpgCosa fanno i gatti di Venezia quando calli, campielli e fondamente vengono sommersi dall’acqua alta? Si potrebbe pensare che se ne stiano rintanati nelle loro soffitte, sprofondati in morbidi cuscini. Ma se il gatto in questione è un gatto innamorato, attraverserà impavido la città, saltando da briccole a cornicioni, da ponti a barconi, osservando meravigliato i veneziani che, muniti di stivali, affrontano l’invasione della marea.

20 illustrazioni per raccontare, attraverso la storia di un gatto, cosa succede a Venezia quando c’è l’acqua alta!

Oggi, mercoledì 13 Aprile, alle 17:30 presso il ristorante – bar – enoteca Bistrot de Venise (bistrotdevenise.com) sarà presentato il volume “IL GATTO SENZA STIVALI” di Roberto Bottazzo, con introduzione del maestro Giorgio Cavazzano.

Sarò presente perché trovo interessante l’opera sia da un punto di vista visivo che narrativo, ma anche perché ho il piacere di conoscere personalmente da molti anni l’autore.
Poco distante dal Bistrot de Venise, almeno per i canoni veneziani, che scarpinando si muovono ovunque in città, spesso in pochi minuti, alle 16:30 presso il cinema Giorgione, aprirà «Incroci di civiltà», festival letterario giunto alla sua quarta edizione, che ha come obbiettivo far incontrare nella città considerata crocevia di saperi e culture, le voci, le parole, le pagine raccontate dagli scrittori di ogni angolo del globo.
Il festival, di cui già avevo parlato in questo blog, si concluderà sabato 16 aprile.

Concludo questo post con una notizia curiosa che spero possa essere d’esempio, spingendo magari qualcuno a mettere mano al portafogli per sostenere concretamente il nostro immenso patrimonio storico artistico, e non parlo ovviamente solo di Venezia ma dell’Italia intera.

Alessandrina Tamburini, presidente onorario del Colorificio San Marco, ha festeggiato da poco i suoi 90 anni e nel farlo ha voluto donare alla città il restauro della Settecentesca scala del Massari, uno dei tre esempi di scala ovale presente in centro storico, che è così tornata al suo antico splendore dopo l’usura e le manomissioni che ne avevano alterato la bellezza.
E siccome i grandi vecchi sono tali perché ancora capaci di progettare e di guardare con entusiasmo e tante idee verso il futuro, la presidente Tamburini ha anche annunciato che il suo prossimo obiettivo sarà la creazione di due premi in collaborazione con lo Iuav (Istituto Universitario di Architettura di Venezia): uno dedicato agli architetti e uno ai laureandi.

Esposizione internazionale felina

gatto-fiera.jpgVenezia ha sempre avuto un rapporto piuttosto stretto con i gatti. Questa secolare relazione si è arricchita negli ultimi anni di un nuovo appuntamento.
Circa 400 gatti di gran parte delle 54 razze esistenti hanno infatti partecipato, nel weekend, alla terza edizione dell’esposizione felina al Terminal passeggeri del Tronchetto, presso il padiglione numero 117.

Tra i mici accorsi da ogni parte del globo anche il campione del mondo 2009 la persiana “Giufrans Oklahoma”, col suo padrone Francesco Spadafora e la campionessa europea 2010 “Querida”, uno dei primissimi gatti nudi ad essere arrivati in Italia: nata in Russia, è attualmente residente a Milano in casa di Oxana Lyschkina.

Altre attrazioni dell’esposizione sono stati un raro esemplare di somalo blu proveniente dalla Polonia e tre bengal dal mantello maculato: razza nota per essere la più selvatica tra quelle domestiche, in quanto nata solo i recente, nel 1973, dall’incrocio tra un gatto domestico americano e un piccolo leopardo asiatico.

Il concorso è stato organizzato dall’allevatrice Costanza Daragiati, col patrocinio del Comune di Venezia e dell’Associazione nazionale felina italiana.
I paesi più rappresentati sono stati, oltre al nostro,  Francia, Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera.

Storie di gatti e topi

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Tra gli abitanti più rappresentativi di Venezia non possiamo dimenticare i gatti, che spesso possiamo incontrare inaspettatamente in qualche calle o spaparanzati, sornioni in qualche campo. A volte radunati in piccole colonie sfamate da anziane gattare, oppure viziati e a volte obesi relegati in qualche salotto. Sicuramente meno piacevole l’incontro che, specie la notte si può fare in qualche calletta… L’incontro con una pantegana, ce ne sono di belle grosse.
Ma la presenza di gatti e topi a Venezia non è per nulla casuale o banale, affonda le sue radici nella storia della città.
I mercanti Veneziani riportavano sete e spezie dall’oriente, ma nelle stive delle navi spesso si intrufolavano dei pericolosi clandestini. I topi, pericolosi perché portatori della peste. Pantegana, infatti, è un termine che deriva dal Greco pontykòs e significa proprio proveniente dal Ponto, ossia dall’oriente. I topi veneziani, quindi sono di origine asiatica. Come detto i topi portavano la peste e Venezia ha dovuto affrontare in più occasioni questa piaga, come testimoniano ancor oggi chiese come quella del Redentore o della Madonna della salute, erette proprio come voto per la salvezza della città dalle pestilenze. Ma i veneziani son sempre stati persone pratiche e, oltre ad affidarsi alla fede, hanno escogitato altri rimedi, semplici quanto geniali. Per ridurre il rischio che i topi portassero la malattia andavano ridotti e, per farlo, quale metodo migliore che importare, stavolta dalla Dalmazia il loro nemico tradizionale: il gatto.
Ed ecco che i gatti sono così diventati parte integrante della città. Oggi spesso i gatti si sono impigriti e non cacciano più i topi, ma per fortuna il numero di quest’ultimi è molto ridotto e la loro pericolosità limitata.