Il Cimitero di San Michele

cimitero.jpgDomani, come sapete, si celebra la commemorazione dei defunti, ho quindi pensato di dedicare questo mio post del lunedì al cimitero di Venezia.

Il Cimitero di San Michele si trova nell’omonima isola della laguna veneta, posta tra Venezia e Murano, ed è ben visibile dalle Fondamente Nuove.

Quest’isola fu usata come cimitero dei veneziani a partire dal 1837 quando venne interrato lo stretto canale che distingueva i due isolotti di San Michele e San Cristoforo della Pace in modo da ampliare l’estensione del camposanto che, dal 1807 per volere di Napoleone, sorgeva su quest’ultima isola.

Prima di questa soluzione le sepolture venivano generalmente effettuate nei sagrati o all’interno delle chiese e, quando questi si riempivano, i resti venivano trasferiti in ossari in altre isole della laguna.

Attualmente il cimitero nell’isola di San Michele è raggiungibile in un paio di minuti di vaporetto dalle Fondamente Nuove, ed è diviso in diverse aree israelitica, cattolica, ortodossa ed evangelica, una sezione è inoltre dedicata ai bambini.

La chiesa principale dell’isola ed altre architetture sono di grande interesse storico-artistico e vi sorgono anche numerose tombe di famiglia monumentali e memoriali di personaggi illustri.

Segnalo, in fine, che esiste anche un antico cimitero ebraico nell’isola del Lido, davvero molto suggestivo.

 

Ladri e antiquari d’accordo per saccheggiare il cimitero

san-michele.jpgL’isola di San Michele era deserta fino al 1212, quando i monaci camaldolesi vi edificarono un monastero e la chiesa, ricostruita poi nel 1500, primo esempio di architettura rinascimentale a Venezia. Il cimitero di San Michele in Isola è nato 1813 per volontà di Napoleone: in precedenza i morti venivano sepolti nelle chiese o nei piccoli Campi “santi” o “dei morti” nelle varie parrocchie.

Oggi l’isola di San Michele, cimitero di generazioni di veneziani, si sta, come denuncia la pittrice e scrittrice Fiora Gandolfi avviando ad un morte lenta, ma certa. L’allarme sullo stato del cimitero di Venezia arriva dalla vedova di Helenio Herrera, allenatore dell’Inter ai tempi del padre di Moratti e sepolto anch’esso a San Michele.

Fiora Gandolfi descrive, in una lettera al Gazzettino, la situazione dell’isola e del suo cimitero, preda di saccheggi e decadenza.

Tra le denunce della scrittrice la più grave ci pare: «Ladri e antiquari d’accordo per saccheggiare il cimitero». Secondo la vedova di Herrera infatti, alcuni «antiquari hanno facilitato l’opera», effettuando prima un vero e proprio censimento dei reperti e fornendo poi ai ladri mappe dei luoghi e foto di sculture, iscrizioni e altri ornamenti da rubare. I frati che abitano nell’isola sono pochi e molto anziani e non possono compiere una sorveglianza sufficiente, soprattutto la notte.