Una ricetta per delle ottime polpettine

bacari, tradizioni, cibo, cicchettiTra i “cichetti” più popolari dei “Bacari” veneziani ci sono senza dubbio le polpette, e alcuni bacari, come l’Osteria alla Vedova, si sono fatti un nome in laguna proprio per queste.

Naturalmente ogni locale ha la sua ricetta, che custodisce più o meno gelosamente. Io ve ne propongo una, ma come sempre le varianti sono numerose, e molto dipende dai gusti personali, oltre che da esperienze ed influenze di chi le prepara.

Iniziamo dagli ingredienti: macinato di manzo, mortadella, patate, uova, formaggio grana, pane grattugiato, prezzemolo, aglio, sale e pepe.

Mettere il macinato in un recipiente, bollite le patate e passatele poi in un passapatate. Tritare la mortadella e aggiungete aglio, grana, uova, e del pane grattugiato finché non otterrete un composto omogeneo e non troppo stopposo.

Aggiungete infine prezzemolo, sale e pepe. Impastate il tutto e create la polpetta della dimensione che preferite, se si tratta di un cichetto non sarà molto grande.

Passate poi le polpette in un po’ di pane grattugiato e friggetele in abbondante olio bollente, preferibilmente evitando che le polpette tocchino il fondo della pentola.

Per accompagnarle va benissimo un qualsiasi bicchiere di buon vino rosso, ovviamente meglio se Veneto.

A tal proposito vi lascio con un bel brindisi, in voga a Venezia nel XIV secolo.

Chi ben beve ben dorme,

chi ben dorme mal no pensa,

chi mal no pensa mal no fa,

Chi mal no fa in Paradiso va.

Ora ben bevè che el Paradiso avarè.

 

Le Vignole

isole, cicchettiContinua la serie di post dedicati alle isole della laguna, oggi vi parlo delle Vignole.

L’isola delle Vignole si trova nella parte settentrionale della laguna di Venezia ed è raggiungibile in circa 15 minuti di vaporetto dalle fondamenta nuove.

L’isola si trova tra Sant’Erasmo e la Certosa, ed è formata da due parti (Vignole “nove” e “vecie”) unite da un ponte. Ci vive pochissima gente, ci sono orti e una trattoria che ha contribuito a renderla una meta per le gite “fuori porta” dei veneziani.

Prendere la barca e andare a mangiare alle Vignole è un classico per molti gruppi di amici. Anni fa l’ho fatto qualche volta anch’io.

La zona orientale dell’isola è area militare e vi sorge una caserma dei Lagunari. A questa è annessa l’isola di Sant’Andrea con l’omonimo forte, collegata alle Vignole da due ponti.

In passato era nota anche come Isola delle Sette Vigne, ed era un apprezzato luogo di villeggiatura. 

Nel VII secolo vi venne costruita da due tribuni di Torcello una piccola chiesa in onore di San Giovanni Battista e Santa Cristina.

Oggi, tra i suoi pochi monumenti spicca la chiesetta di Sant’Erosia, affacciata al canale interno e affiancata da un piccolo campanile.

 

Vivere e studiare a Venezia: Il cibo

bacari, cicchetti, ciboL’ultima volta vi avevo lasciati con la promessa di nutrire le vostre anime e i corpi, allora oggi mantengo quanto detto e affronteremo il tema “cibo a Venezia”, almeno per non morire di fame.

Se posso, procederei per sestieri, cominciando da quello di Cannaregio. Se riuscirete – affamati – ad intraprendere la salita del ponte delle Guglie, girate a sinistra e all’entrata del ghetto troverete il GAM-GAM, ristorante ebraico che oltre ai variabili menù giornalieri offre ottimi antipasti Kosher a base di falafel e deliziosi dolci secchi misti. Solo con antipasti e dolcetti si può pranzare a meno di 20 Euro, con vista sul canale. Per i meno esotici, proseguendo per la Strada Nova, verso la sua fine, subito dopo il Mc Donald’s – che per ovvie ragioni è posto prima –, troverete il dulcis in fundo, l’Osteria alla Vedova; tra le pietanze, da provare le famose polpette che si accompagnano bene  al vino sfuso della casa, e i numerosi cicchetti. 

Se vi siete inoltrati nel Sestiere di Castello, potrete fermarvi all’Osteria da Baco, in Calle delle Rasse, aperto fino all’una di notte per panini aperitivi e pietanze tipiche, il tutto in un ambiente molto accogliente e rustico. 

Proseguendo, troverete il Sestiere di San Marco, che sarà molto affollato e troppo turistico e dunque cambierete rotta dirigendovi verso San Polo. Per i più intraprendenti c’è La Zucca, posto dove mangiare piatti a base di verdure fresche di stagione creati con fantasia e ingredienti genuini. Le primizie di stagione sono impiegate per tortini, primi piatti e zuppe e le specialità vanno dal Flan di zucca allo sfornato di patate e broccoli con ricotta affumicata e il piatto vegetariano con riso o cous cous. I prezzi non sono dei più bassi ma la qualità è evidente. Se invece siete sempre in zona San Giacomo ma preferite semplicemente un toast, un panino o un’insalata, fermatevi alla Poppa.

Nel sestiere di Santa Croce, a pochi passi dal mercato del pesce di Rialto c’è il Nono Risorto, la cui cucina propone piatti della tradizione veneziana, oltre ad un conveniente menu del giorno fisso che segue la stagionalità degli ingredienti, ma anche semplicemente una buona pizza. Il locale presenta un giardino, dove nella bella stagione mangiare a pranzo e a cena diventa un momento di relax e vacanza. Infine, per digerire, farete una passeggiata alle Zattere e per concludere con il dessert potrete assaggiare il gianduiotto con la panna da Nico, gelateria veneziana dal 1935.

Roberta

El paron de casa

paron.jpgEl paron de casa“: così i Veneziani chiamavano affettuosamente il campanile di S.Marco.
Alla sua ombra i mercanti piazzavano i banchi di mescita per tenere fresco il vino; ancor oggi nella città si dice “andar per ombre” o “farse un’ombra” o “bever un’ombra” per indicare la frequentazione di locali (bacari) dove si mangia (magari i “cicchetti”) e, sopratutto, beve.

Il campanile quando crollò, il 14 luglio 1902, non fece nessuna vittima (neppure un colombo) e non causò nessun danno alla vicina Basilica.

El paron de casa” ospita cinque campane: la Marangona (da “marangon”, cioè carpentiere), che suonava la mattina e la sera all’inizio e alla fine del lavoro, il Maleficio, che annunciava le condanne a morte, la Nona, che suonava alla nona ora, la Trottiera, che, fino al XIV secolo, richiamava i magistrati alle sedute di Palazzo Ducale e la campana dei Pregadi, che chiamava invece i senatori a Palazzo.