Le macchinette della discordia

1191136760.jpgIl mondo a volte pare girare al contrario, e certe situazioni appaiono inverosimili. Di recente hanno fatto la loro comparsa nel campanile di San Marco dei distributori automatici di bibite e snack, che sono stati molto contestati, così come quelli che erano stati collocati qualche tempo fa nei pressi della Basilica di Santa Maria Assunta, nell’isola di Torcello.

La cosa bislacca è che le proteste non sono venute dalla curia, dal patriarcato di Venezia, o dalla diocesi, e neppure da veneziani o, tantomeno, dai turisti, che probabilmente apprezzavano la possibilità di sgranocchiare qualcosa di low cost in Piazza San Marco.

A rendere piuttosto surreale la vicenda è che ad installare i distributori automatici di bibite e merendine è stata proprio la curia patriarcale di Venezia.

Le macchine, a disposizione dei turisti che salgono sul campanile, sono state contestate invece dalla Soprintendenza, che ne ha chiesto la rimozione.

Vedremo come si concluderà la vicenda, ma che al decoro di monumenti, che va ricordato sono anche luoghi di culto, pensi più la soprintendenza che i vertici della chiesa veneziana, questo fa un po’ pensare.
Chissà se le monetine raccolte dai distributori verranno almeno usate per opere di bene.

100 anni dalla ricostruzione del campanile di San Marco

boccolo, san marcoIl 25 aprile in Italia si celebra la Festa della Liberazione dal nazifascismo, ma in questo giorno, che si sta avvicinando, a Venezia si festeggia anche altro, infatti il 25 aprile è la Festa di San Marco, patrono della città. 

Durante questo giorno poi i veneziani usano donare un bocolo (bocciolo di rosa) alla propria amata (o a madri e sorelle). Sulle origini della “Festa del Boccolo” ci sono almeno due ipotesi leggendarie.

La prima riguarda la storia del contrastato amore tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi. Nell’intento di superare la diversità di classe sociale, Tancredi partì per la guerra cercando di ottenere una fama militare che lo rendesse degno di sposare la donna. Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto nella guerra contro i Mori di Spagna, cadde ferito a morte sopra un roseto che si tinse di rosso con il suo sangue. Tancredi morente affidò allora al paladino Orlando un bocciolo di quel roseto affinché lo consegnasse alla sua amata.

Secondo un’altra leggenda la tradizione del boccolo deriverebbe invece dal roseto che nasceva accanto alla tomba dell’Evangelista Marco. Il roseto sarebbe stato donato a un marinaio della Giudecca, di nome Basilio, quale premio per la sua grande collaborazione nella trafugazione delle spoglie del Santo.

Anche in questo caso legata al roseto c’è una storia d’amore, infatti, piantato nel giardino della sua casa il roseto alla morte di Basilio divenne il confine della proprietà suddivisa tra i due figli. 

Un 25 aprile di molti anni dopo nacque un amore a prima vista tra una fanciulla discendente da uno dei due rami e un giovane dell’altro ramo familiare. I due giovani si innamorarono guardandosi attraverso il roseto che separava le loro proprietà.

Quest’anno poi, ad arricchire ulteriormente le già tante ricorrenze festeggiate a Venezia il 25 aprile, avremo i 100 anni dalla ricostruzione del campanile di San Marco, crollato nel 1902 in seguito ad un terremoto e finito di ricostruite nel 1912.

Tra gli eventi in programma la mostra “Il Campanile di San Marco 1902 – 1912”, che attraverso fotografie, cartoline, giornali d’epoca ed altri reperti documenta tutte le fasi della vicenda, dal crollo al ritorno in Piazza del “paron de casa”.

 

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El paron de casa

paron.jpgEl paron de casa“: così i Veneziani chiamavano affettuosamente il campanile di S.Marco.
Alla sua ombra i mercanti piazzavano i banchi di mescita per tenere fresco il vino; ancor oggi nella città si dice “andar per ombre” o “farse un’ombra” o “bever un’ombra” per indicare la frequentazione di locali (bacari) dove si mangia (magari i “cicchetti”) e, sopratutto, beve.

Il campanile quando crollò, il 14 luglio 1902, non fece nessuna vittima (neppure un colombo) e non causò nessun danno alla vicina Basilica.

El paron de casa” ospita cinque campane: la Marangona (da “marangon”, cioè carpentiere), che suonava la mattina e la sera all’inizio e alla fine del lavoro, il Maleficio, che annunciava le condanne a morte, la Nona, che suonava alla nona ora, la Trottiera, che, fino al XIV secolo, richiamava i magistrati alle sedute di Palazzo Ducale e la campana dei Pregadi, che chiamava invece i senatori a Palazzo.