L’Arsenale di Venezia apre le porte al pubblico

arsenale, estateL’estate non è solo il momento in cui ci si arrostisce al sole o ci si dedica a qualche passeggiata in montagna, è senza dubbio un periodo di relax, nel quale stare all’aria aperta, divertirsi, fare sport, ma è anche un buon momento per dedicarsi alla scoperta delle tante bellezze italiane.

Il turismo culturale infatti è in costante crescita e, con la domanda, cresce anche l’offerta, sempre più ampia, diversificata ed interessante.

Oggi vi segnalo che l’Arsenale di Venezia aprirà, proprio durante l’estate, le porte al pubblico, dando accesso al suo immenso patrimonio storico e artistico. Un tesoro culturale che affonda le radici nel XII secolo, e trova la sua massima espressione tra il XV e il XVI.

I visitatori potranno varcare le porte del complesso militare alle 20:00 e alle 20:30, per un massimo di 30 persone alla volta, accompagnati da una guida, nei giorni: 12, 19, 26 luglio e 2 e 9 agosto. E’ richiesta la prenotazione, entro le ore 16:00 degli stessi giorni, presso l’ingresso Monumentale dell’Arsenale.

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La storia lo dirà

Lino Toffolo, navi, topi, teatro, gazzettino, Johnny Bassotto, DOMENICALINOLino Toffolo, personaggio molto amato dai veneziani e non solo, ha una rubrica da almeno 20 anni sul Gazzettino di Venezia, intitolata “DOMENICALINO”.

In uno dei suoi ultimi interventi ha scritto quella che ritengo una delle migliori fotografie della contemporaneità veneziana, per questo riproposta da molti miei concittadini su Facebook ed altri social network.

Per chi, magari non avendo veneziani nella sua rete di conoscenze, se la fosse persa, ecco il testo.

Gli animalisti, normalmente, difendono cani e gatti (che ormai hanno quasi l’anima) ma pantegane, scarafaggi e “mussati”: a morte! Avvelenati, fritti, ecc… a scelta. Le “Grandi Navi” certamente non fanno bene né alle rive né ai fondali. E tutti i motoscafi, barconi da trasporto, barche a motore in genere, che rendono, particolarmente il Canal Grande, a mare forza 8? Come giocare a pallone nel Museo Vetrario! Venezia, è nata a remi! Nessuno di quelli che nei secoli l’hanno inventata, prevedeva questa “soluzione finale!”. “Tutto serve per facilitare l’arrivo dei turisti!” che tra un po’ ne vedranno solo le macerie! Abbiamo un Dna troppo da poveri per capire cosa abbiamo ereditato. Siamo più i pronipoti della Rivoluzione Francese che dei Serenissimi! L’intelligenza superiore si suppone dalle opere! Pensate che noi, oggi, costruiremmo un Canal Grande? No! L’avremmo interrato, costruito case popolari e fatte arrivare le comode macchine per farci portare ai centri commerciali! Venezia è un prodotto magico e delicato che nessun “cosciente” darebbe in mano a “bambini o adulti mone”. Ed invece l’abbiamo noi! veneratori fondamentalisti del dio Denaro, che oltre a mascherine e souvenir tarocchi… siamo disposti a vendere anche “omissis”? La storia lo dirà! 🙂

www.linotoffolo.com

Grazie Lino

P.s.

Quanti di voi cari lettori di questo blog si ricordano Johnny il Bassotto?

 

In mostra a Venezia 2.500 anni di monete false

monete false, palazzo ducale, gdf, euro falsi, lire falseLe monete affascinano collezionisti e non solo, sono una testimonianza importante della nostra storia, pertanto una mostra ad esse dedicata è sempre un’occasione di studio e confronto. Ma la mostra promossa a Venezia dal Comando generale della Guardia di Finanza è decisamente più originale delle solite mostre numismatiche, infatti al centro dell’esposizione ci sono monete false, spesso messe a confronto con quelle originali.

La falsificazione delle monete, è un fenomeno vecchio, praticamente quanto le monete stesse, infatti i più antichi esemplari in mostra hanno circa 2.500 anni, essendo di epoca greco-romana, ma naturalmente non manca anche uno sguardo, in questo caso più preoccupato, verso l’oggi, con le falsificazioni, spesso davvero ben fatte, dell’euro.

Attraverso l’esposizione di prestigiose collezioni provenienti dai più importanti musei italiani, la mostra “Il Vero e il falso” a Palazzo Ducale, permetterà a tutti uno stimolante viaggio alla scoperta della contraffazione monetaria. 

Dopo aver fatto tappa in altre 8 città italiane, la mostra è ora arrivata in laguna. E’ strutturata per aree tematiche, ed espone anche alcuni dei più clamorosi casi di contraffazione, mettendo a confronto gli esemplari originali con quelli fasulli. Vi si possono ammirare le serie complete delle banconote in lire emesse dalla Banca d’Italia, ma anche esemplari della famosa collezione di Vittorio Emanuele III, la più importante al mondo di monete medievali italiane. 

Non manca una stamperia clandestina, ricostruita in un angolo di Palazzo Ducale, con tanto di poster di Totò e Peppino ne “la banda degli onesti”. 

A completare questo interessante viaggio tra vero e falso, anche un’area riservata alla “moneta elettronica”, con informazioni molto utili, visto che tutti noi usiamo bancomat e carte di credito, sottoponendoci, potenzialmente, a non pochi rischi.

 

Gli uomini illustri del Caffè Florian

Caffè Florian, Caffè Venezia, Arabi Venezia, Fontego dei TurchiE’ stato fissato per il prossimo 15 settembre il ricevimento in Piazza San Marco che permetterà di festeggiare, tra i tavoli dello storico Caffè Florian, aperto nel lontano 1720, il ritorno all’antico splendore della Sala degli Uomini Illustri

Si tratta di una sala dello storico locale, con i ritratti dei personaggi di spicco della storia di Venezia, che verrà riaperta proprio in quell’occasione, dopo quattro mesi di restauri.

I lavori di ripulitura dei dipinti, degli stucchi e degli affreschi della splendida sala sono stati finanziati dallo stesso Caffè Florian, e da altri sponsor privati, e verranno a costare circa 200 mila euro.

La storia del caffè, come bevanda, e dei caffè, come locali, a Venezia è molto antica ed interessante. 

I primi chicchi di caffè arrivarono in laguna nel 1683, introdotti dai turchi e dagli arabi, e subito fu aperta la prima bottega sotto le Procuratie in Piazza San Marco, dove era possibile bere caffè.

Il primo veneziano a parlarne fu probabilmente Gian Francesco Morosini, negli anni in cui era console a Costantinopoli.

I Turchi riconoscevano al caffè proprietà energetiche, che permetteva loro di dormire meno, e i veneziani iniziarono ad assumerlo quasi per sfidarli, nacque infatti in quel periodo il detto: “noi veneziani semo svegi (svegli) perchè i turchi no i dorme mai”.

A Venezia era importato dagli Arabi e trasportato nel Fontego dei Turchi, nel sestiere di Santa Croce, per essere poi servito nelle prime botteghe specializzate, che solo in un secondo momento vennero chiamate caffè.

Nel 1720 il Caffè Florian divenne il più famoso luogo in Venezia (e probabilmente di tutta Italia), dove gustare un buon caffè godendo di una vista straordinaria, come quella offerta dai principali monumenti di Piazza San Marco.

 

Coppa America a Venezia: Luna Rossa ed Energy danno spettacolo

Coppa America Venezia, Luna Rossa, barcheIeri, 10 maggio, i veneziani hanno avuto un primo spettacolare assaggio di Coppa America, che ha dato una prima idea di quello che saranno le regate in Bacino San Marco, vera novità di una competizione abituata alle acque dell’oceano.

L’impressione che si è avuta è stata proprio quella che il trasloco in Laguna non sarà un limite, ma un arricchimento. Con l’antipasto della vela e dello scafo blu scuro dei francesi di Energy Team, i primi a cimentarsi con il test nelle acque interne veneziane, non appena aperta la finestra di due ore concessa dall’ordinanza della Capitaneria di porto, il vero spettacolo si è avuto quando il team Prada ha deciso di far uscire in contemporanea le due imbarcazioni Luna Rossa, con gli equipaggi Piranha e Swordfish. Al seguito dei due catamarani, insieme ai tender d’appoggio, si è rapidamente moltiplicata la presenza di barche d’ogni tipo, che hanno potuto seguire per qualche tratto gli equipaggi italiani da Sant’Elena fino al suggestivo scenario del Bacino di San Marco, dove le grandi vele hanno regalato immagini suggestive con sullo sfondo Palazzo Ducale e la Basilica. Da sabato, dopo la presentazione ufficiale, si entrerà nel vivo con il primo match race.

Bocciato il progetto del Fontego dei Tedeschi

Ho già parlato un paio di volte in questo blog del contestato progetto di Benetton per il Fontego dei Tedeschi a Rialto, beh ora è ufficialmente arrivato lo stop dal ministero dei Beni Culturali alla ristrutturazione dell’edificio, proposta dall’archistar Koolhaas su incarico del gruppo trevigiano.

Benetton sul Fontego voleva procedere a passo di carica, forte dell’atteggiamento collaborativo del Comune sulle trasformazioni preventivate allo storico edificio, a lungo sede delle poste centrali veneziane. Ora però il parere negativo del Comitato, anche se formalmente consultivo, verrà certamente recepito dalla Soprintendenza e trasformato in un no ufficiale. Si apre, a questo punto, una fase di grande incertezza sia per l’edificio, che per i rapporti tra Comune e gruppo Benetton, vista l’esistenza di una convenzione sul Fontego sottoscritta da entrambi. Se la nota azienda vorrà ancora utilizzare il Fontego, di sua proprietà, dovrà evidentemente pensare ad un nuovo progetto, molto meno invasivo, e ci sono notevoli possibilità che saltino gli accordi con gruppi come La Rinascente che avrebbero dovuto gestire il futuro centro commerciale. Il futuro del Fontego è quanto mai incerto, ma quel che è sicuro è che il contestato progetto non si farà, e che molto probabilmente ad attendere al varco Ca’ Farsetti, ci saranno non pochi strascichi legali e contenziosi.

Il Teatro Marinoni

Domenica si festeggia la festa della mamma, nel fare i miei auguri a tutte le mamme, la mia per prima, segnalo che in questa giornata sarà possibile visitare il Teatro Marinoni al Lido, dove verranno organizzati spettacoli, un mercatino dell’usato ed altri intrattenimenti.

Oltre alla possibilità di passare una domenica diversa, magari proprio in compagnia della propria mamma, questo evento ha un’altra importante valenza, infatti il Teatro Marinoni è un gioiello dimenticato, poco noto agli stessi veneziani, e che rischia di scomparire, assieme alla sua lunga e gloriosa storia.

Teatro Marinoni, Teatro Lido Venezia

La zona del Lido in cui si trova vede grandi aziende e privati spingere per realizzare grandi progetti immobiliari, come una gigantesca darsena per un turismo d’elité. C’è però un soggetto che potrebbe ridefinire le sorti di questo spazio. Il paladino in questione è proprio il Teatro Marinoni, con i tanti cittadini lidensi e veneziani che l’hanno preso a cuore, e nonostante alcuni lo diano già come ristorante a due piani, forse l’ultima parola non è ancora detta.

Per scoprire dove si trova questo teatro, quanto è bello e quali eventi vi vengono ancora, coraggiosamente, organizzati, visitate i sito: http://www.teatromarinoni.org/ la pagina https://www.facebook.com/teatro.marinoni.occupato e il gruppo Facebook https://www.facebook.com/groups/325461770797722/.

 

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100 anni dalla ricostruzione del campanile di San Marco

boccolo, san marcoIl 25 aprile in Italia si celebra la Festa della Liberazione dal nazifascismo, ma in questo giorno, che si sta avvicinando, a Venezia si festeggia anche altro, infatti il 25 aprile è la Festa di San Marco, patrono della città. 

Durante questo giorno poi i veneziani usano donare un bocolo (bocciolo di rosa) alla propria amata (o a madri e sorelle). Sulle origini della “Festa del Boccolo” ci sono almeno due ipotesi leggendarie.

La prima riguarda la storia del contrastato amore tra la nobildonna Maria Partecipazio ed il trovatore Tancredi. Nell’intento di superare la diversità di classe sociale, Tancredi partì per la guerra cercando di ottenere una fama militare che lo rendesse degno di sposare la donna. Purtroppo però, dopo essersi valorosamente distinto nella guerra contro i Mori di Spagna, cadde ferito a morte sopra un roseto che si tinse di rosso con il suo sangue. Tancredi morente affidò allora al paladino Orlando un bocciolo di quel roseto affinché lo consegnasse alla sua amata.

Secondo un’altra leggenda la tradizione del boccolo deriverebbe invece dal roseto che nasceva accanto alla tomba dell’Evangelista Marco. Il roseto sarebbe stato donato a un marinaio della Giudecca, di nome Basilio, quale premio per la sua grande collaborazione nella trafugazione delle spoglie del Santo.

Anche in questo caso legata al roseto c’è una storia d’amore, infatti, piantato nel giardino della sua casa il roseto alla morte di Basilio divenne il confine della proprietà suddivisa tra i due figli. 

Un 25 aprile di molti anni dopo nacque un amore a prima vista tra una fanciulla discendente da uno dei due rami e un giovane dell’altro ramo familiare. I due giovani si innamorarono guardandosi attraverso il roseto che separava le loro proprietà.

Quest’anno poi, ad arricchire ulteriormente le già tante ricorrenze festeggiate a Venezia il 25 aprile, avremo i 100 anni dalla ricostruzione del campanile di San Marco, crollato nel 1902 in seguito ad un terremoto e finito di ricostruite nel 1912.

Tra gli eventi in programma la mostra “Il Campanile di San Marco 1902 – 1912”, che attraverso fotografie, cartoline, giornali d’epoca ed altri reperti documenta tutte le fasi della vicenda, dal crollo al ritorno in Piazza del “paron de casa”.

 

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L’isola di Sacca Sessola

isolaPer il ciclo di post dedicati alle isole della laguna, oggi vi parlo dell’isola delle rose, più nota come Sacca Sessola.

Si tratta di una delle più giovani e grandi isole della laguna, è infatti un’isola artificiale di circa 16 ettari, realizzata nella Laguna Sud, tra il 1860 e il 1870 usando il materiale derivante dagli scavi per l’ampliamento del porto commerciale di Santa Marta. 

Sacca Sessola venne destinata inizialmente a deposito di combustibili e quindi convertita a finalità agricole, con orti, roseti e vigneti. 

Il suo nome è composto da “sacca”, ovvero isola artificiale, come la più nota Sacca Fisola, e “sessola”, visto che la sua forma ricorda l’omonimo strumento usato dai veneziani per eliminare l’acqua dal fondo delle barche.

Inizialmente quest’isola era di proprietà della Regia Amministrazione, che la diede in gestione al Comune di Venezia con una convenzione stipulata il 2 luglio 1875; l’Ente adibì l’area a capannoni per il Deposito Generale dei Petroli, ma questa attività venne definitivamente dismessa nel 1892. 

Si pensò quindi a usare l’isola come sede per un ospedale specializzato nella cura di malattie contagiose. Dopo molti anni di attività, nel 1979, l’ospedale chiuse e per l’isola iniziò un lento ed inesorabile processo di abbandono e degrado.

Nel 1981 la proprietà di Sacca Sessola passò al Comune con il vincolo della destinazione d’uso. 

Dal 1992 l’isola è gestita dall’Associazione Venice International Center for Marine Sciences of Technologies che vi svolge ricerche nel campo della scienza e della tecnologia.

 

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Isola della Madonna del Monte

isolaPer la serie di post dedicati alle isole della laguna di Venezia oggi vi parlo di una di quelle isole definite “minori” poco note agli stessi veneziani: l’isola della Madonna del Monte.

Questa piccola isola di poco più di 5.000 mq si trova fra San Giacomo in Paludo e Mazzorbo, lungo il canale detto Scomenzera San Giacomo, ed è costituita da due isolotti collegati da una stretta lingua di terra.

Nel 1303 vi fu fondato un piccolo monastero di Benedettine dedicato a San Nicolò, anticamente l’insediamento era infatti noto come San Nicolò della Cavana. 

Il convento venne abbandonato nel 1432 e tutti i suoi beni vennero ceduti a quello di Santa Caterina di Mazzorbo. Caduta in abbandono, nel 1712 l’isola attirò l’interesse del veneziano Pietro Tabacco, che vi fece costruire una chiesa, dedicata a Santa Maria del Rosario, e alcuni edifici da destinare ad una confraternita da lui fondata. 

Da questo momento in poi l’isola fu comunemente nota come Monte del Rosario o Madonna del Monte. Il piccolo complesso che vi si ergeva fu però demolito a metà Ottocento per far posto ad una polveriera di cui restano oggi delle rovine. 

Al momento l’isola è in uno stato di totale abbandono e sono state formulate numerose proposte per un suo futuro recupero, ma molto naturalmente dipenderà dai suoi attuali (e/o futuri) proprietari, visto che si tratta di un’isola privata.

 

Mazzorbo

MazzorboContinua la serie di post dedicati alle isole della laguna, oggi vi parlo di Mazzorbo.

Mazzorbo è un’isola della Laguna Veneta che si trova ad est di Burano ed è collegata a quest’ultima da un ponte. Oggi vi si trovano un centro sportivo, opera dell’architetto Giancarlo De Carlo, ed il cimitero di Burano, oltre ad alcune case popolari.

L’isola ha una forma rettangolare, con il lato maggiore di circa 880 metri. In parte il suo territorio è dedicato alla coltivazione. Alcune aree sono invece urbanizzate da quartieri di recente costruzione, nei quali abitano poco più di 300 persone.

Anticamente Mazzorbo era chiamata Maiurbium (forse una storpiatura di Magna Urbs, “città maggiore”), come tutti gli antichi centri lagunari nacque per effetto dello spopolamento delle città dell’entroterra, sotto la spinta delle frequenti invasioni barbariche.

Fin dai primi tempi l’isola, potendo godere della vicinanza di Torcello, a quel tempo grande centro commerciale della laguna, vantava ricchi palazzi e numerose chiese.

Raggiunto il massimo splendore nel X secolo, Mazzorbo, come altri centri vicini, iniziò a declinare in favore della vicina Venezia. Divenne così un’isola utilizzata per le attività agricole o per lo svago dei patrizi veneziani.

Dell’antica Mazzorbo non resta oggi praticamente traccia, eccezion fatta per la chiesa di Santa Caterina, databile tra il 1283 e il 1291, nella quale trova spazio la più antica campana della Laguna, databile al 1318.

 

Strafalcioni, notizie errate o totalmente inventate

1019987931.jpgQuello delle guide turistiche è un grosso problema, molto sentito a Venezia e nelle principali città d’arte italiane. Non ci si può improvvisare guida turistica, serve una preparazione specifica e un tesserino che la attesti.

Ma che le guide “abusive” contribuiscano a diffondere un’immagine estremamente distorta della città agli incauti turisti che vi si affidano, beh questo non me l’aspettavo.

Leggendo un articolo pubblicato ieri dal Corriere del Veneto, mi si è davvero aperto un mondo.

Le guide, soprattutto cinesi e dell’Est Europa, ma anche provenienti dalla Grecia, da Russia, Germania e Francia, descrivono il Fontego dei tedeschi come una vecchia sede della Gestapo. Il ponte dei Sospiri viene rinominato ponte dei Baci e secondo loro i veneziani muoiono giovani, massimo a 45 anni, a causa dell’umidità eccessiva. Sembrano barzellette o leggende metropolitane, ma pare proprio sia uno di quei casi nei quali la realtà supera l’immaginazione.

Per ogni guida autorizzata ce ne sono almeno cinque abusive e, soprattutto, molto impreparate. A lanciare l’allarme è l’Associazione guide turistiche di Venezia (Agtv): quelle ufficiali sono attualmente 220, le altre sono tutte abusive e muovono un giro d’affari di 300 mila euro al giorno. Per colpa di queste persone la Bocca del Leone viene equiparata da molti turisti a quella della Verità, e la Basilica, con il nome storpiato in Basilica di San Marco Polo, si racconta essere stata costruita con i mattoni provenienti da un cimitero ebraico. Piazza San Marco, inoltre, sarebbe stata inondata per secoli dal sangue dei condannati, e le isole della laguna avrebbero preso tutte il nome da ordini religiosi.

Versioni davvero fantasiose. Sarebbe interessante sapere chi le ha ideate, se esistono fonti, abusive, comuni, o ognuno improvvisa.

 

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