Isola della Madonna del Monte

isolaPer la serie di post dedicati alle isole della laguna di Venezia oggi vi parlo di una di quelle isole definite “minori” poco note agli stessi veneziani: l’isola della Madonna del Monte.

Questa piccola isola di poco più di 5.000 mq si trova fra San Giacomo in Paludo e Mazzorbo, lungo il canale detto Scomenzera San Giacomo, ed è costituita da due isolotti collegati da una stretta lingua di terra.

Nel 1303 vi fu fondato un piccolo monastero di Benedettine dedicato a San Nicolò, anticamente l’insediamento era infatti noto come San Nicolò della Cavana. 

Il convento venne abbandonato nel 1432 e tutti i suoi beni vennero ceduti a quello di Santa Caterina di Mazzorbo. Caduta in abbandono, nel 1712 l’isola attirò l’interesse del veneziano Pietro Tabacco, che vi fece costruire una chiesa, dedicata a Santa Maria del Rosario, e alcuni edifici da destinare ad una confraternita da lui fondata. 

Da questo momento in poi l’isola fu comunemente nota come Monte del Rosario o Madonna del Monte. Il piccolo complesso che vi si ergeva fu però demolito a metà Ottocento per far posto ad una polveriera di cui restano oggi delle rovine. 

Al momento l’isola è in uno stato di totale abbandono e sono state formulate numerose proposte per un suo futuro recupero, ma molto naturalmente dipenderà dai suoi attuali (e/o futuri) proprietari, visto che si tratta di un’isola privata.

 

Guerra ai graffiti

rialto, graffitiVenezia negli ultimi tempi sta subendo uno sfregio pressoché continuo, venendo imbrattata dai graffiti. La cosa peggiore è che si tratta di scritte prive di qualsivoglia dignità artistica, fatte da dei fessi su antichi marmi e monumenti secolari.

Ne sono spuntati a decine in particolare nella zona compresa tra il ponte di Rialto e l’Accademia, ma anche nei dintorni di san Giovanni e Paolo. 

Si tratta, in alcuni casi, di scritte di protesta, come quelle della foto, apparse sul muro di una banca, ma in molti altri luoghi sono scritte prive di senso, spesso di colore argento e oro. 

Diverse sono spuntate sulla parte retrostante le botteghe di Rialto, e non hanno risparmiato neanche le parti marmoree del più noto ponte veneziano. Se ne contano ormai circa un centinaio, che in parte sono andati a sovrapporsi ad altri preesistenti. Si va da scritte lunghe quasi due metri e quelle di pochi centimetri. 

L’ultimo intervento di pulizia di Rialto risale ad un paio di mesi fa, ha interessato l’area del ponte dove si affacciano le botteghe ed era stato finanziato dagli stessi proprietari dei negozi.

L’assessore ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, ha convocato un tavolo a Ca’ Farsetti, a cui hanno preso parte i 25 commercianti del ponte di Rialto, per far fronte a questa nuova emergenza graffiti. 

Tra le idee in discussione l’utilizzo di una maggiore illuminazione e di telecamere di sorveglianza. In attesa che si trovi una cura per la stupidità, speriamo che questo funga almeno da deterrente.

 

Giovani e lavoro

lavoroNegli ultimi giorni “Il Gazzettino”, maggiore quotidiano del Nord Est, ha ospitato una serie di articoli che hanno dato vita ad un’interessante discussione, nata dalla lettera di un ragazzo di 20 anni che si chiedeva quali opportunità lavorative offra oggi Venezia alle nuove generazioni.

Non so se posso parlare a nome dei giovani, visto che tra non molto compirò 35 anni, ma senza dubbio l’argomento mi interessa e lo sento mio.

Credo che Venezia, così come ogni altra città italiana, possa offrire delle opportunità a chi ha la voglia, la forza e magari, perché no, il coraggio e, a volte, l’imprudenza, di cercarle, con fiducia o, addirittura, con fede. Fede nelle proprie possibilità, nel proprio Paese e nelle nuove tecnologie che rendono, giorno dopo giorno, il mondo un luogo sempre più piccolo, nel quale è possibile lavorare per un’azienda americana o giapponese senza necessariamente doversi spostare da casa propria, in Italia.

Dei giovani si parla tanto, quasi sempre in modo inappropriato, spesso si tende ad offenderli, nel migliore dei casi a compatirli.

Personalmente, per quella che è la mia esperienza, credo che per ogni “bamboccione” ci siano almeno dieci ragazzi in gamba, che non avranno difficoltà, se non perdono la fiducia, a trovare lavoro, o magari ad inventarsene uno.

Quando frequentavo le superiori e, in parte, anche mentre ero all’università, molti docenti guardavano la mia generazione con sufficienza, facendo intendere, in modo neanche tanto sotteso, che non avremo combinato granché nella vita. Oggi, tra i miei amici e coetanei, ci sono persone di successo, quasi tutti sono sposati o, ad ogni modo, non vivono più in famiglia, molti hanno dei buoni stipendi e ottime prospettive di carriera, ma soprattutto, un buon numero, tra i quali anch’io, fanno un lavoro che amano e che riserva soddisfazioni, non solo economiche, che comunque restano ovviamente molto importanti.

Credo che i ventenni di oggi, tra qualche anno, potranno voltarsi indietro e fare quello che ora faccio io, uno sberleffo e un “alla faccia vostra” a chi gli derideva anziché puntare sull’innovazione vera, non quella tecnologica, ma quella delle giovani menti.

Bisogna sicuramente rimboccarsi le maniche, ma la cosa più importante è non rinunciare ai propri sogni. Mai arrendersi ragazzi! Le opportunità ci sono, e se non riuscite a vederle, cercate altrove e aguzzate la vista.