Pietre e futuro

restauro,rialtoMercoledì 28 settembre, alle ore 11:30, sono stato invitato ad una interessante visita guidata al cantiere per il consolidamento della balaustra del ponte di Rialto, di fronte a Palazzo Camerlenghi.

Il restauro è stato avviato dal Consorzio dei Tajapiera (restauratori ed artigiani veneziani da secoli attivi in città), la Confartigianato di Venezia, in accordo con la Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici e in collaborazione con il Comune. Il costo del restauro sarà di circa 80 mila euro, ma già si pensa (anche grazie a sponsor privati) ad un intervento più ampio sul ponte che rappresenta una delle infrastrutture più importanti della città, oltre che una delle sue architetture più note.

Alla visita sono intervenuti l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, il presidente e il segretario di Confartigianato, Gilberto Dal Corso e Gianni De Checchi, il presidente del Consorzio Tajapiera, Giovanni Giusto e il direttore dei lavori, Antonio Girello.

La presentazione del cantiere è stato un momento molto interessante per avviare un dibattito sul ruolo degli artigiani in città. In particolare i taglia pietra, che con la loro maestria nella creazione e conservazione di manufatti lapidei hanno creato gran parte delle bellezze oggi visibili a Venezia.

Il restauro del ponte di Rialto infatti non è solo un restauro delle pietre, come spiegato enfaticamente da più voci intervenute all’incontro, ma vuole essere una riscoperta di antiche professionalità e di tecniche costruttive che, senza bisogno di resine o cemento, sono le sole in grado di garantire un futuro a manufatti che per secoli, in molti casi fino ad interventi di restauro contemporanei, non hanno avuto particolari problemi.

Infatti, alcune delle maggiori criticità dal punto di vista statico, attualmente riscontrabili sul Ponte di Rialto sono dovute proprio ad infiltrazioni di cemento o all’uso di resine che non hanno nessuna funzione legante, ma hanno solo portato ad un pericoloso irrigidimento della struttura.

Gran parte del lavoro affidato alla maestria dei taglia pietra è infatti proprio rappresentato dalla rimozione di materiali moderni, per ritrovare gli antichi assetti basati su compressioni, carichi e scarichi.

La stessa macchina messa in opera per permettere la rimozione delle colonnine della balaustra è un perfetto esempio di questa tecnica, che permette di lavorare sul ponte senza alterarne l’assetto statico, alzando un pesantissimo corrimano ma mantenendolo in sito, in modo che le sollecitazioni verticali ed orizzontali restino pressoché invariate.

I taglia pietra sono fieri della loro storia e il loro lavoro va valorizzato, perché questi antichi saperi artigiani sono di vitale importanza per il futuro di Venezia, oltre a poter dare interessanti prospettive lavorative ai giovani che vorranno continuare questo glorioso percorso.

Non sono mancati, da parte di artigiani ed architetti, anche divertenti riferimenti ad altri ponti veneziani, più moderni di quello di Rialto, ma già in peggiori condizioni, proprio perché creati senza quel bagaglio di conoscenza che ha permesso, in una città così particolare, di dar vita ad opere di grande complessità dal punto di vista statico.

Ma l’aspetto su cui s’è focalizzata l’attenzione di tutti, è che più che di un recupero delle pietre, questo, ed altri interventi condotti in città dal Consorzio dei Tajapiera, rappresenta un recupero di antichi saperi, che vanno valorizzati e tramandati alle nuove generazioni. E’ l’unico modo per garantire a Venezia un futuro.

Pietre e futuroultima modifica: 2011-09-30T08:30:00+02:00da admin
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