Spiazzi Verdi a Venezia

orto.jpgIeri ascoltando il Tg3 della mia regione ho sentito una notizia interessante che ho poi approfondito con delle ricerche in rete. Ho scoperto così un’iniziativa portata avanti a Venezia che non conoscevo e che trovo davvero molto valida.

L’Associazione Culturale Spiazzi sta recuperando una tradizione veneziana ormai in parte dimenticata, quella degli orti, oggi orti e vigne trovano spazio a Mazzorbo, Torcello e in altre isole, ma pochi sanno, che anche grazie al lavoro portato avanti dall’associazione ci sono spazi che vengono coltivati anche nel centro storico di Venezia, come ad esempio dietro la Chiesa delle Zitelle alla Giudecca.

D’altra parte, come ci viene ricordato da citazioni e riferimenti storici sul blog dell’associazione, i campi di Venezia devono il loro nome al fatto che un tempo erano veri e propri campi, anche coltivati, la stessa piazza San Marco era un tempo ricoperta d’erba e alcune zone, come quella di Santa Marta erano delle specie di boschi. Inoltre praticamente ogni convento aveva il suo orto.

L’associazione con incontri e corsi di agricoltura sta quindi cercando di riavvicinare i veneziani, sopratutto i più giovani, al rapporto con la terra e i suoi preziosi frutti.

IMG_orti.JPG

I piccioni sono stati decimati

piccione.jpgI piccioni non hanno molti estimatori, ma comunque la pensiate fanno parte dell’immagine di Venezia, quindi il fatto che la popolazione di questi pennuti in laguna sia diminuita in poco tempo di circa 60 mila unità è una notizia, per me, degna di nota.

Va detto che negli anni si sono alternate, con vari esiti, numerosi interventi e ancora più proposte (alcune fantasiose) per tenere sotto controllo il numero dei piccioni veneziani. L’ultima iniziativa risale a due anni fa e ha previsto il divieto di nutrire i colombi nell’area marciana, come si usava fare con granaglie varie. I turisti in questi due anni hanno quindi scattato meno foto con i piccioni in mano o in testa, ma sopratutto, questo divieto da fatto diminuire la presenza dei colombi di circa 60000 unità.

Due anni fa i colombi erano infatti 80000, ora se ne stimano meno di 20000, c’è chi afferma che semplicemente si saranno spostati in zone più ricche di cibo, ma mancano dati chiari, ecco allora la nuova strategia del comune: dotare i colombi di un anellino colorato alla zampa.

L’inanellamento ha principalmente lo scopo di capire e seguire gli spostamenti dei volatili, ogni area della città corrisponderà ad un colore di anello e i successivi monitoraggi mostreranno se la teoria che gli uccelli si spostano e nidificano in luoghi di maggior frequentazione ha effettivamente fondamento.

Gli anelli serviranno anche a fare verifiche sullo stato di salute dei piccioni, che prima del divieto della vendita del grano a San Marco era davvero precaria.

Il punto della situazione sul MOSE

mose.jpgIl Mose, (acronimo di MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è il più grande (e discusso) cantiere di ingegneria idraulica del mondo, impiega oltre 3000 operai e, per alcuni, è diventato negli anni un simbolo positivo, una testimonianza di ciò che l’Italia è in grado di fare e di esportare. Non a caso il Mose è tra le realtà che rappresentano l’Italia all’Expo di Shanghai.

Ora anche il nuovo presidente della Regione Veneto Luca Zaia annuncia una sua visita, la prima, al Mose che aprirà le sue porte alla stampa nazionale e internazionale il prossimo 9 giungo. Il cantiere si concederà alle telecamere e i giornalisti potranno avere accesso ad una visita molto articolata dell’intera struttura.

Al termine ci sarà una conferenza stampa sullo stato di avanzato dei lavori, arrivati dopo molti anni al 63% circa.
Ad accompagnare Zaia ci saranno l’ingegnere Patrizio Cuccioletta, presidente del Magistrato alle Acque e l’ingegnere Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova.

Il Mose prevede un sistema di paratoie mobili a scomparsa in grado (teoricamente) di isolare la Laguna di Venezia dal Mare Adriatico durante l’alta marea, limitando (o forse risolvendo) così il problema dell’acqua alta. La discussa struttura rientra nel piano di interventi per la salvaguardia di Venezia e della Laguna avviato nel 1987 grazie al Ministero delle Infrastrutture e al Magistrato delle Acque di Venezia in collaborazione con il Consorzio Venezia Nuova.