Venezia tenuta assieme da cartone e scotch

polemiche, chiesaChi ama Venezia, indipendentemente dal suo livello di conoscenza della città, si stupisce di continuo davanti alle tante piccole e grandi sorprese che ha in serbo. Allo stesso modo, chi la ama non può non arrabbiarsi difronte al degrado che si manifesta in molte situazioni diverse, più o meno gravi, con responsabilità diverse, anch’esse di varia gravità.

Una delle chiese più grandi e belle di Venezia è quella dei Santissimi Giovanni e Paolo, che tra i tanti elementi apprezzabili ha una variopinta vetrata quattrocentesca realizzata a Murano. 

L’opera, la cui composizione è stata attribuita a Bartolomeo Vivarini, è di grande pregio ed originalità, nonostante nel tempo sia stata più volte restaurata.

Negli ultimi anni però la sostanziale ignoranza del concetto di ordinaria manutenzione, ha portato ad un graduale distacco di vari elementi vitrei, l’ultimo dei quali era parte del collo del drago ucciso da San Giorgio.

I buchi, causati da infiltrazioni d’acqua e anche da alcuni atti vandalici, sono stati scandalosamente rattoppati con cartone e nastro adesivo, visto che in una città che incassa dal turismo cifre astronomiche, e ne spreca gran parte in colossali ca***te, non si riescono, a quanto pare, a trovare 300mila euro per un restauro completo, che usi materiali un po’ più nobili, di quelli acquistabili per pochi euro in ogni cartoleria.

La mamma dei cretini è sempre incinta

rioba, biennale, polemiche, graffitiChi segue da un po’ questo blog probabilmente ricorderà i miei post dedicati alla sparizione e, per fortuna, al successivo ritrovamento della testa del Sior Rioba.

Purtroppo nei giorni scorsi altri atti vandalici hanno colpito a Venezia ben nove sculture.

Si tratta prevalentemente di busti marmorei, realizzati tra il 1700 e il 1800 collocati nei Giardini di Castello, a ridosso della Biennale.

Ad un busto di Richard Wagner è stato rotto il naso, e sorte analoga è toccata ad altre sculture, tra le quali un busto di Giuseppe Verdi.

Dopo i graffiti e vari danneggiamenti, un ulteriore sfregio ad una città che certo non lo merita, da parte di persone che non riconoscono la sua bellezza ed unicità e che, pertanto, più che rabbia mi fanno provare compassione.

Se venissero, come auspico, identificati, più che puniti dovrebbero essere aiutati ed educati al rispetto per la storia e la bellezza.

 

La mia opinione sull’ecosistema urbano

593980875.jpgVenezia è una città molto particolare, anzi unica. Nonostante le sue tante bellezze e la sua unicità, spesso parlando con chi la conosce poco (o nulla) noto con un po’ di stupore, e a tratti con un certo disappunto, che la prima, se non l’unica, cosa che attira attenzione e curiosità, sia la mancanza delle auto. Come se ormai l’automobile fosse considerata alla stregua di un’irrinunciabile estensione del nostro essere. Ricordate che siete nati con le gambe, non le ruote.

L’auto alla portata di tutti, risale all’introduzione della catena di montaggio nella fabbrica di Henry Ford, nel 1913, in pratica ieri, se parliamo della storia umana.

Le auto sono molto comode e in alcuni contesti territoriali fondamentali, ma si può vivere anche senza, o comunque riducendone l’uso. Ci sono alternative valide, che tra un po’ diverranno anche necessarie, visto il costo dei carburanti e l’avvicinarsi della fine dell’era del petrolio.

Una città come Venezia, anche grazie al fatto che non vi circolano auto, è maggiormente a misura di bambino, è più silenziosa e meno inquinata. Anche se naturalmente l’inquinamento ambientale è una questione complessa e non dipende solo dalle auto. Tuttavia, è probabilmente anche l’assenza di auto che ha permesso alla città lagunare di ottenere la maglia rosa per il secondo anno consecutivo, quella nera invece è andata a Rovigo. Belluno ha ceduto lo scettro delle piccole città a Verbania dopo un biennio di regno. Padova e Verona si sono aggiudicate un dignitoso quarto e sesto posto tra le grandi province, mentre Vicenza e Treviso arrancano in mezzo alla classifica. È un Veneto che ci prova a diventare più «eco-friendly» quello che emerge nella diciannovesima edizione del «Rapporto annuale dell’ecosistema urbano» di Legambiente e Sole 24 ore. 

Nel complesso, le maggiori criticità della regione sono la gestione dei rifiuti e la qualità dell’aria, che a Verona è particolarmente ricca di polveri sottili. Nel complesso anche le piste ciclabili e le aree chiuse al traffico sono poche.

Ma tra i fiori all’occhiello di Venezia, ci sono proprio il verde pubblico e la mobilità collettiva: vaporetti, autobus, piste ciclabili, bike sharing (come ad esempio al Lido, e in terraferma) e anche car sharing.

Una città più verde, secondo me, è una città con meno auto, o almeno con meno mezzi inquinanti. Per fare qualche isolato una bicicletta, magari elettrica (se proprio non ce la fate), mi pare più che sufficiente e sarebbe d’aiuto anche per la salute del nostro cuore e per smaltire qualche chiletto.

 

FAI Marathon e Cleaning Day

fai, graffiti, facebook, pozziIeri, s’è tenuta la FAI Marathon, una camminata alla scoperta dei luoghi della bellezza, spesso dimenticati o sottovalutati, nelle nostre città.

Tra i luoghi nei quali il Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) ha organizzato le maratone, c’è stata anche Venezia, in particolare l’obbiettivo di questa edizione era la (ri)scoperta delle tante vere da pozzo sparse per la città.

Naturalmente non tutte, visto che sono circa 2500, ma si sono scelte le più belle e caratteristiche.

Un tempo quasi ogni campo o corte aveva il suo pozzo, e molti di questi erano “incoronati” da costruzioni lapidee spesso riccamente decorate da abili artigiani. Vere e proprie opere d’arte, alle quali sono state dedicate anche numerose pubblicazioni, e che ieri, grazie al FAI, è stato possibile, per chi ha partecipato all’originale maratona, conoscere un po’ meglio.

Tra i monumenti oggetto di sfregio da parte di writers-vandali, ci sono anche le vere da pozzo, come viene detto anche nel video che riporto sotto, che si riferisce ad un altro evento svoltosi a Venezia nella giornata di ieri (domenica).

Il Cleaning Day organizzato dal Gruppo Facebook “I nostri masegni puliti e splendenti”. Un ottimo esempio di come i social network non siano solo una perdita di tempo, ma anche un potente strumento di socializzazione, aggregazione e condivisione di ideali e progetti, che possono poi prendere forma anche fuori dalla rete.

Ieri i membri del gruppo, hanno dedicato il loro tempo per ripulire alcuni muri della città, così da ripristinarne il decoro.

Questi sono i veneziani che mi piacciono, non quelli che si lamentano, ma quelli che si danno da fare per cambiare concretamente le cose.

Se non vi piace una città sporca, degradata, piena di graffiti… Pulitela!

Naturalmente molto importante è anche la prevenzione, che passa dalla formazione dei più giovani, che devono imparare, anche grazie ad iniziative come quelle del FAI, a conoscere meglio e, quindi, ad apprezzare e tutelare, le tante bellezze delle nostre città.

 

Porto Marghera non deve diventare una pattumiera

marghera, porto marghera, rifiutiLa commissione regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale, composta da 12 persone di diretta nomina regionale e da rappresentanti di Comune e Provincia (con un solo voto a testa), ha approvato mercoledì 12 settembre 2012, il progetto di revamping dell’impianto di ricondizionamento (tramite trattamento fisico-chimico) di rifiuti speciali, anche pericolosi, già presente a Porto Marghera, presentato da ALLES S.p.A – Azienda Lavori Lagunari Escavo e Smaltimenti.

Si tratta di un progetto che comporta l’aumento di una significativa quantità di rifiuti da trattare, ma che soprattutto prevede un enorme aumento del tipo di rifiuti e della loro provenienza, rendendo possibile che arrivino anche da fuori regione, contrariamente a quanto prevede il Piano Regolatore del Comune di Venezia. Si tratta di una decisione “tecnica”, assunta con numeri blindati, una scelta operata dagli organismi rappresentativi delle istituzioni e delle comunità locali. Si tratta di un atto di prepotenza, deciso con 2 voti contro 12, che va respinto nel merito e nel metodo. Spero quindi che la Regione Veneto, a cui spetta ora, con atto di Giunta, di ratificare questa decisione, respinga con forza questo progetto.

Porto Marghera non deve diventare una pattumiera, un polo globale di smaltimento dei rifiuti prodotti in ogni dove, ma bensì un’area che, trattando e smaltendo i propri rifiuti (e riducendone progressivamente la produzione), si trasformi nel tempo in un modello e un esempio per la nuova industria, quella sostenibile, quella compatibile con ambiente e salute, la sola industria che può avere un futuro.

 

Festa di luci e polemiche

redentore, giudecca, polemiche, barche, Cesare ColonneseLa festa del Redentore 2012 inizierà sabato 14 luglio con l’apertura, alle ore 19:00, del ponte votivo che collega le Zattere alla Chiesa del Redentore, alla Giudecca, proseguirà poi un concerto di musiche tradizionali ed uno spettacolo di proiezioni tridimensionali. Alle ore 23.30 la scena sarà interamente occupata dai fuochi d’artificio che esploderanno illuminando il bacino di San Marco. Lo spettacolo però, a causa dei problemi di bilancio del Comune, sarà più breve del solito, non più 40 minuti ma circa 30.

“Lo spettacolo pirotecnico e il ponte votivo – ha dichiarato il presidente di Insula, Paolo Sprocati – sono i fattori costituitivi della festa. Nel 1592, quando la chiesa del Redentore non era stata ancora completata, fu costruito il primo transito, allineando ottanta galee. Poi dal dopoguerra fu utilizzato dal Genio civile un ponte abbandonato dagli americani. Solo nel 2002 Insula costruì l’attuale struttura il cui montaggio, abbastanza complesso, si concluderà solo sabato mattina.”

Altro elemento che però Sprocati pare essersi dimenticato o che, più probabilmente, non ha citato per convenienza, evitando così feroci polemiche, è la tradizione di uscire in barca e, raggiunto il Bacino di San marco, far festa con amici e parenti, mangiando l’anguria, bevendo e facendo un po’ di casino.

Quest’anno son state imposte limitazioni che rischiano di rovinare la festa più amata dai veneziani e di dare uno schiaffo a chi proprio non se lo merita.

Come dice giustamente l’attore veneziano Cesare Colonnese, nel video che pubblico qui sotto, ci sono tante cose da fare e migliorare a Venezia, inventarsi una cavolata del genere è veramente stupido ed offensivo. Che si pensi ai problemi reali e seri della città, che davvero non mancano!

Via i graffiti dal Ponte di Rialto

1019987931.jpgGuerra ai graffiti sul Ponte di Rialto e negli altri luoghi simbolo di Venezia: parte dal web l’operazione-pulizia di monumenti e muri imbrattati dai vandali, che vede per la prima volta scendere in campo il Comune di Venezia accanto ad un gruppo di cittadini, organizzatisi attraverso il popolare social network Facebook.

I lavori di pulizia cominceranno nelle prossime settimane ed entro l’estate ridaranno finalmente la giusta dignità al Ponte di Rialto, eliminando tutti i graffiti che lo deturpano; verranno inoltre installate delle telecamere di sorveglianza, e saranno ripuliti dagli sfregi dei vandali anche altri sette importanti luoghi della città.

Mi pare un’ottima cosa, l’unico dubbio forse ce l’ho sull’installazione di nuove telecamere, Venezia è già piena di occhi elettronici, basterebbe usare con criterio quelli che ci sono.

Per quanto riguarda i vandali vorrei dire… Per prima cosa imparate a disegnare, e cercate dei messaggi sensati da veicolare, in seguito trovate luoghi e spazi adatti, non i marmi di antichi monumenti. 

In alcuni casi colorare le periferie degradate potrebbe essere (o almeno sembrare) una buona idea, ma attenzione al rispetto della legge.

Scrivere sui muri di Venezia, è invece sempre una pessima idea. Se volete farvi sentire, e magari fare arte, non insulsi scarabocchi, la rete potrebbe rappresentare un’ottima vetrina.

 

Guerra ai graffiti

rialto, graffitiVenezia negli ultimi tempi sta subendo uno sfregio pressoché continuo, venendo imbrattata dai graffiti. La cosa peggiore è che si tratta di scritte prive di qualsivoglia dignità artistica, fatte da dei fessi su antichi marmi e monumenti secolari.

Ne sono spuntati a decine in particolare nella zona compresa tra il ponte di Rialto e l’Accademia, ma anche nei dintorni di san Giovanni e Paolo. 

Si tratta, in alcuni casi, di scritte di protesta, come quelle della foto, apparse sul muro di una banca, ma in molti altri luoghi sono scritte prive di senso, spesso di colore argento e oro. 

Diverse sono spuntate sulla parte retrostante le botteghe di Rialto, e non hanno risparmiato neanche le parti marmoree del più noto ponte veneziano. Se ne contano ormai circa un centinaio, che in parte sono andati a sovrapporsi ad altri preesistenti. Si va da scritte lunghe quasi due metri e quelle di pochi centimetri. 

L’ultimo intervento di pulizia di Rialto risale ad un paio di mesi fa, ha interessato l’area del ponte dove si affacciano le botteghe ed era stato finanziato dagli stessi proprietari dei negozi.

L’assessore ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni, ha convocato un tavolo a Ca’ Farsetti, a cui hanno preso parte i 25 commercianti del ponte di Rialto, per far fronte a questa nuova emergenza graffiti. 

Tra le idee in discussione l’utilizzo di una maggiore illuminazione e di telecamere di sorveglianza. In attesa che si trovi una cura per la stupidità, speriamo che questo funga almeno da deterrente.

 

Giovani e lavoro

lavoroNegli ultimi giorni “Il Gazzettino”, maggiore quotidiano del Nord Est, ha ospitato una serie di articoli che hanno dato vita ad un’interessante discussione, nata dalla lettera di un ragazzo di 20 anni che si chiedeva quali opportunità lavorative offra oggi Venezia alle nuove generazioni.

Non so se posso parlare a nome dei giovani, visto che tra non molto compirò 35 anni, ma senza dubbio l’argomento mi interessa e lo sento mio.

Credo che Venezia, così come ogni altra città italiana, possa offrire delle opportunità a chi ha la voglia, la forza e magari, perché no, il coraggio e, a volte, l’imprudenza, di cercarle, con fiducia o, addirittura, con fede. Fede nelle proprie possibilità, nel proprio Paese e nelle nuove tecnologie che rendono, giorno dopo giorno, il mondo un luogo sempre più piccolo, nel quale è possibile lavorare per un’azienda americana o giapponese senza necessariamente doversi spostare da casa propria, in Italia.

Dei giovani si parla tanto, quasi sempre in modo inappropriato, spesso si tende ad offenderli, nel migliore dei casi a compatirli.

Personalmente, per quella che è la mia esperienza, credo che per ogni “bamboccione” ci siano almeno dieci ragazzi in gamba, che non avranno difficoltà, se non perdono la fiducia, a trovare lavoro, o magari ad inventarsene uno.

Quando frequentavo le superiori e, in parte, anche mentre ero all’università, molti docenti guardavano la mia generazione con sufficienza, facendo intendere, in modo neanche tanto sotteso, che non avremo combinato granché nella vita. Oggi, tra i miei amici e coetanei, ci sono persone di successo, quasi tutti sono sposati o, ad ogni modo, non vivono più in famiglia, molti hanno dei buoni stipendi e ottime prospettive di carriera, ma soprattutto, un buon numero, tra i quali anch’io, fanno un lavoro che amano e che riserva soddisfazioni, non solo economiche, che comunque restano ovviamente molto importanti.

Credo che i ventenni di oggi, tra qualche anno, potranno voltarsi indietro e fare quello che ora faccio io, uno sberleffo e un “alla faccia vostra” a chi gli derideva anziché puntare sull’innovazione vera, non quella tecnologica, ma quella delle giovani menti.

Bisogna sicuramente rimboccarsi le maniche, ma la cosa più importante è non rinunciare ai propri sogni. Mai arrendersi ragazzi! Le opportunità ci sono, e se non riuscite a vederle, cercate altrove e aguzzate la vista.