L’enogastronomia sale in cattedra

università, vino, lavoro, tradizioniL’enogastronomia è senza dubbio una delle eccellenze del Made in Italy, e ora sale addirittura in cattedra, con il master universitario di primo livello in “Cultura del cibo e del vino per la promozione delle risorse enogastronomiche” promosso dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Si svolge lungo la “Strada del prosecco”, che va da Conegliano a Valdobbiadene, nella provincia di Treviso, la settima edizione di questo originale master universitario promosso dall’Università Ca’ Foscari e sostenuto dal Comune di Valdobbiadene.

Il programma, che si snoderà dal 31 gennaio al 30 giugno, è rivolto sia a giovani laureati, sia a professionisti interessati ad acquisire conoscenze e competenze in un settore decisamente in crescita.

Il master – sottolinea un articolo sul nuovo numero dell’Almanacco della Scienza del Cnr – favorisce l’inserimento nel lavoro in un comparto strategico per il Veneto e più in generale per il Paese: dalla tutela dei prodotti tipici all’organizzazione di eventi culturali e turistici, fino alla valorizzazione della cultura enogastronomica. 

Il percorso formativo si articola tra tradizionali lezioni in aula, seminari e working group per un totale di 360 ore. Le attività si allargheranno ai luoghi della filiera enogastronomica, muovendosi tra aziende agricole, cantine, distillerie, pastifici, ristoranti e caffè, ma anche case editrici, archivi e biblioteche. 

Al master seguirà poi un tirocinio obbligatorio di 300 ore che permetterà di avere un contatto ancor più diretto con gli addetti ai lavori di importanti aziende del comparto, facilitando l’inserimento degli studenti più meritevoli e capaci, nel mondo del lavoro.

 

Guardiamo al 2020, altro che Maya

Paes, traffico, energiaMentre aumenta il numero di chi parla, più o meno seriamente, della fine del mondo, c’è chi guarda al futuro, e lo fa in modo molto concreto, attraverso un piano d’azione che ha come obbiettivo la progressiva riduzione dell’inquinamento, e lo sviluppo dell’utilizzo delle energie rinnovabili.

Il consiglio comunale di Venezia ha approvato all’unanimità, proprio in questi giorni, il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (Paes), che rientra nell’ambito del programma conosciuto come “Patto dei sindaci”. Il principale movimento europeo rivolto alle amministrazioni locali che, aderendo su base volontaria, si impegnano ad aumentare l’efficienza energetica e l’uso di energie rinnovabili sul loro territorio.

Sottoscrivendo il Patto, le amministrazioni locali contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo “20-20-20” che l’Unione Europea si è prefissata di raggiungere entro (appunto) il 2020.

Nel dettaglio l’obbiettivo prevede la riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 20% rispetto al 1990.

Che il 20% del consumo di energia dell’UE provenga da fonti rinnovabili, e di ridurre del 20% i consumi energetici europei, attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica.

Nel Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile sono definite le misure concrete attraverso le quali si intendo raggiungere questi importanti obiettivi, nei tempi stabiliti.

Per Venezia raggiungere l’obbiettivo significherà una riduzione di oltre 300 mila tonnellate annue di gas serra, grazie a interventi che porteranno a un maggior ricorso a fonti rinnovabili, a un recupero di efficienza energetica, a riassetti urbanistici, a nuove forme di illuminazione e riscaldamento e allo sviluppo di una mobilità locale sempre più sostenibile.

 

Il Vivaio della Misericordia

vivaio, Misericordia, serra, ortiIl luogo dove un tempo sorgeva il Convento di Santa Maria della Misericordia, ospita oggi l’unico vivaio del centro storico veneziano, nel sestiere di Cannaregio, a pochi minuti da casa mia.

Il vivaio alla Misericordia è un suggestivo spazio verde incorniciato da antiche mura, dalle quali svettano i resti di un’antica torre campanaria.

Le tre serre che vi sorgono sono oggi gestite dalla Cooperativa Sociale Venezia Fiorita, che si occupa di curare e vendere le tante varietà di piante che vi si trovano.

Il vivaio inoltre offre tutto l’occorrente a chi ama il verde: potrete trovare vasi, terriccio, antiparassitari, ecc…

La Cooperativa, oltre a gestire il vivaio, coinvolgendo anche persone con disabilità nel progetto, si occupa da anni di progettazione e manutenzione di spazi verdi, tra i quali, alcuni splendidi storici giardini veneziani.

Un tempo infatti gli orti in laguna erano numerosi e ancora oggi si possono trovare molti orti e giardini, in gran parte nascosti da alte mura di mattoni. Si tratta di uno dei tanti tesori, poco noti, di Venezia.

 

Tutti in piscina

acqua alta, san marco, turistaDa bambino mi ricordo che le previsioni del tempo erano molto approssimative, spesso erano uno spunto umoristico, perché pareva accadere quasi sempre il contrario di quanto era stato previsto. Negli anni devo dire che hanno fatto grandi passi in avanti e, complice lo sviluppo tecnologico, ora le previsioni limitate al breve periodo (qualche giorno) sono quasi sempre esatte, o addirittura molto precise.

Ieri però il centro maree le previsioni le ha cannate alla grande, aveva previsto 120 cm di acqua alta e invece ne sono arrivati 150, una delle 6 più alte maree della storia di Venezia.

Molti i disagi, anche se ormai i veneziani sono pronti (quasi) a tutto, e i turisti si divertono, quasi “intontiti” dalla bellezza di una città così unica, al punto da scambiare piazza San Marco per una grande piscina, spogliarsi e farsi una nuotata… Non dirò nulla sul decoro della città, sulla stupidità umana, ecc… perché l’unica cosa che mi viene in mente è brrrrrrrrrr forse erano degli ibernisti… ma come si fa?

Ad ogni modo, molti disagi, qualche danno, ma pare nulla di grave, anche se di sicuro, una previsione più accurata avrebbe aiutato. Purtroppo l’ondata di maltempo, con vendo, pioggia, mareggiate, piene dei corsi d’acqua, ha causato altrove ben altri problemi.

 

Venezia la mia generazione

libro, Giannandrea MenciniE’ uscito nelle librerie (online e offline) il nuovo libro di Giannandrea Mencini, dal titolo “Venezia la mia generazione”. 

Si tratta del primo romanzo per questo autore, storico di formazione, che in precedenza ha pubblicato diversi saggi dedicati alla città lagunare.

In questo libro, edito da Supernova, Mencini torna ad affrontare le varie tematiche ambientali, e di salvaguardia della città lagunare, ma attraverso un romanzo. 

Venezia la mia generazione” usa un linguaggio semplice e immediato, per parlare alla generazione dell’autore, ma non solo, delle difficoltà della vita di tutti i giorni a Venezia.

La storia è ambientata nelle zone più belle di una Venezia ancora viva, popolare e vissuta dai suoi cittadini, è una storia che rapisce con un susseguirsi di emozioni, sentimenti e riflessioni, a volte ironiche, a volte amare. 

Una storia con un finale sorprendente che si sviluppa all’ombra di una città che tenta con orgoglio di reagire ai suoi mali. Non mancano nel romanzo spunti di riflessioni e considerazioni su molte problematiche attuali della città lagunare e, per la prima volta, l’autore affronta anche il delicato tema del turismo di massa, che rischia di snaturare la città.

 

La mia opinione sull’ecosistema urbano

593980875.jpgVenezia è una città molto particolare, anzi unica. Nonostante le sue tante bellezze e la sua unicità, spesso parlando con chi la conosce poco (o nulla) noto con un po’ di stupore, e a tratti con un certo disappunto, che la prima, se non l’unica, cosa che attira attenzione e curiosità, sia la mancanza delle auto. Come se ormai l’automobile fosse considerata alla stregua di un’irrinunciabile estensione del nostro essere. Ricordate che siete nati con le gambe, non le ruote.

L’auto alla portata di tutti, risale all’introduzione della catena di montaggio nella fabbrica di Henry Ford, nel 1913, in pratica ieri, se parliamo della storia umana.

Le auto sono molto comode e in alcuni contesti territoriali fondamentali, ma si può vivere anche senza, o comunque riducendone l’uso. Ci sono alternative valide, che tra un po’ diverranno anche necessarie, visto il costo dei carburanti e l’avvicinarsi della fine dell’era del petrolio.

Una città come Venezia, anche grazie al fatto che non vi circolano auto, è maggiormente a misura di bambino, è più silenziosa e meno inquinata. Anche se naturalmente l’inquinamento ambientale è una questione complessa e non dipende solo dalle auto. Tuttavia, è probabilmente anche l’assenza di auto che ha permesso alla città lagunare di ottenere la maglia rosa per il secondo anno consecutivo, quella nera invece è andata a Rovigo. Belluno ha ceduto lo scettro delle piccole città a Verbania dopo un biennio di regno. Padova e Verona si sono aggiudicate un dignitoso quarto e sesto posto tra le grandi province, mentre Vicenza e Treviso arrancano in mezzo alla classifica. È un Veneto che ci prova a diventare più «eco-friendly» quello che emerge nella diciannovesima edizione del «Rapporto annuale dell’ecosistema urbano» di Legambiente e Sole 24 ore. 

Nel complesso, le maggiori criticità della regione sono la gestione dei rifiuti e la qualità dell’aria, che a Verona è particolarmente ricca di polveri sottili. Nel complesso anche le piste ciclabili e le aree chiuse al traffico sono poche.

Ma tra i fiori all’occhiello di Venezia, ci sono proprio il verde pubblico e la mobilità collettiva: vaporetti, autobus, piste ciclabili, bike sharing (come ad esempio al Lido, e in terraferma) e anche car sharing.

Una città più verde, secondo me, è una città con meno auto, o almeno con meno mezzi inquinanti. Per fare qualche isolato una bicicletta, magari elettrica (se proprio non ce la fate), mi pare più che sufficiente e sarebbe d’aiuto anche per la salute del nostro cuore e per smaltire qualche chiletto.

 

FAI Marathon e Cleaning Day

fai, graffiti, facebook, pozziIeri, s’è tenuta la FAI Marathon, una camminata alla scoperta dei luoghi della bellezza, spesso dimenticati o sottovalutati, nelle nostre città.

Tra i luoghi nei quali il Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI) ha organizzato le maratone, c’è stata anche Venezia, in particolare l’obbiettivo di questa edizione era la (ri)scoperta delle tante vere da pozzo sparse per la città.

Naturalmente non tutte, visto che sono circa 2500, ma si sono scelte le più belle e caratteristiche.

Un tempo quasi ogni campo o corte aveva il suo pozzo, e molti di questi erano “incoronati” da costruzioni lapidee spesso riccamente decorate da abili artigiani. Vere e proprie opere d’arte, alle quali sono state dedicate anche numerose pubblicazioni, e che ieri, grazie al FAI, è stato possibile, per chi ha partecipato all’originale maratona, conoscere un po’ meglio.

Tra i monumenti oggetto di sfregio da parte di writers-vandali, ci sono anche le vere da pozzo, come viene detto anche nel video che riporto sotto, che si riferisce ad un altro evento svoltosi a Venezia nella giornata di ieri (domenica).

Il Cleaning Day organizzato dal Gruppo Facebook “I nostri masegni puliti e splendenti”. Un ottimo esempio di come i social network non siano solo una perdita di tempo, ma anche un potente strumento di socializzazione, aggregazione e condivisione di ideali e progetti, che possono poi prendere forma anche fuori dalla rete.

Ieri i membri del gruppo, hanno dedicato il loro tempo per ripulire alcuni muri della città, così da ripristinarne il decoro.

Questi sono i veneziani che mi piacciono, non quelli che si lamentano, ma quelli che si danno da fare per cambiare concretamente le cose.

Se non vi piace una città sporca, degradata, piena di graffiti… Pulitela!

Naturalmente molto importante è anche la prevenzione, che passa dalla formazione dei più giovani, che devono imparare, anche grazie ad iniziative come quelle del FAI, a conoscere meglio e, quindi, ad apprezzare e tutelare, le tante bellezze delle nostre città.

 

Puliamo il mondo

rifiuti, rialto, canal grandeQuand’ero piccolo ogni (non ricordo quanti) anni, i canali vicino a casa mia, e presumo anche in altre zone, venivano seccati e ripuliti.

In fondo ai canali infatti, per l’inciviltà delle persone, o per semplici fatalità, si accumulano nel tempo ogni genere di oggetti, caduti da ponti, rive, barche o gettati per farli sparire velocemente.

Si va dallo pneumatico, alla lavatrice, passando per carrelli della spesa e ogni genere di piccolo manufatto, giocattoli, pezzi di metallo, legno o pietra. Un capitolo a parte andrebbe poi dedicato alle barche affondate o ai motori fuoribordo che si sono staccati dalla loro sede e subito inabissati.

Questa periodica pulizia dei canali, è ormai un lontano ricordo d’infanzia, penso che dovrebbe essere riscoperta.

Ieri, domenica 30 settembre, anche se con modalità diverse, ovvero grazie a dei sommozzatori, s’è fatto qualcosa di simile, con finalità dimostrative, e non in un canale “periferico”, bensì immergendosi nel Canal Grande, all’altezza del mercato di Rialto.

L’occasione è stata “Puliamo il mondo”, la giornata internazionale di riqualificazione ambientale.

Ospiti dell’evento, trasmesso in diretta da Rai 3 su Ambiente Italia, sono stati il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, e il rettore dello Iuav, Amerigo Restucci.

Dalle acque del Canal Grande sono riemersi parecchi rifiuti, anche piuttosto ingombranti, come resti di vecchi banchetti del vicino mercato.

Il messaggio della giornata è stato chiaro e molto importante: educare ad una corretta gestione dei rifiuti in vista di un futuro più sostenibile ed insieme tutelare il patrimonio culturale del nostro Paese. Lo slogan di questa edizione è stato “L’Italia tesoro d’Europa” e perché sia davvero tale, dobbiamo tutti impegnarci a tenerla più pulita.

 

Come si supera la crisi

economia, convegno, decrescitaLa crisi è sulla bocca di tutti e in molti, da più parti, cercano soluzioni e “ricette” per superarla. Una delle voci più interessanti è quella di chi sostiene che la via giusta sia la decrescita che, attenzione, non significa ritorno ad un passato di povertà, ma ricerca di nuovi ritmi, più sostenibili per ambiente, economia, ed esseri umani.

Con il titolo La grande transizione: la decrescita come passaggio di civiltà, inizia oggi a Venezia, la 3a Conferenza internazionale sulla decrescita.

L’evento si articolerà su cinque giornate dedicate alle seguenti tematiche: beni comuni, lavoro e democrazia.

Alla conferenza parteciperanno circa 670 persone provenienti da 47 diversi paesi del mondo, che nei giorni scorsi hanno raggiunto la laguna con lentezza, senza clamore, in modo sostenibile, come, ad esempio, a dorso di mulo.

E’ possibile guardare al futuro con fiducia e prospettare nuovi modelli economici e stili di vita. Decrescere non significa necessariamente perdere qualcosa, ma semplicemente dare il giusto valore alle cose ed eliminare molti sprechi.

 

Porto Marghera non deve diventare una pattumiera

marghera, porto marghera, rifiutiLa commissione regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale, composta da 12 persone di diretta nomina regionale e da rappresentanti di Comune e Provincia (con un solo voto a testa), ha approvato mercoledì 12 settembre 2012, il progetto di revamping dell’impianto di ricondizionamento (tramite trattamento fisico-chimico) di rifiuti speciali, anche pericolosi, già presente a Porto Marghera, presentato da ALLES S.p.A – Azienda Lavori Lagunari Escavo e Smaltimenti.

Si tratta di un progetto che comporta l’aumento di una significativa quantità di rifiuti da trattare, ma che soprattutto prevede un enorme aumento del tipo di rifiuti e della loro provenienza, rendendo possibile che arrivino anche da fuori regione, contrariamente a quanto prevede il Piano Regolatore del Comune di Venezia. Si tratta di una decisione “tecnica”, assunta con numeri blindati, una scelta operata dagli organismi rappresentativi delle istituzioni e delle comunità locali. Si tratta di un atto di prepotenza, deciso con 2 voti contro 12, che va respinto nel merito e nel metodo. Spero quindi che la Regione Veneto, a cui spetta ora, con atto di Giunta, di ratificare questa decisione, respinga con forza questo progetto.

Porto Marghera non deve diventare una pattumiera, un polo globale di smaltimento dei rifiuti prodotti in ogni dove, ma bensì un’area che, trattando e smaltendo i propri rifiuti (e riducendone progressivamente la produzione), si trasformi nel tempo in un modello e un esempio per la nuova industria, quella sostenibile, quella compatibile con ambiente e salute, la sola industria che può avere un futuro.