Cresce la cittadinanza digitale

354018926.jpgLa connessione wi-fi gratuita finora riservata ai residenti si allarga ai cosiddetti «city user».

Internet gratis, quindi, anche a chi studia o lavora a Venezia.

È l’ultima novità del progetto «Cittadinanza digitale», che dal 3 luglio offre la connessione alla rete per i residenti. Ora, invece, basterà dimostrare di essere studenti o lavoratori nel comune di Venezia per essere abilitati all’uso della rete disponibile in molte aree della città, tra cui quella in cui abito.

«La scelta di questa amministrazione è stata quella di dotare di infrastrutture moderne la nostra città, pensando che il valore della banda larga e del libero accesso alla rete sia un must, come lo sono i ponti e le strade», ha recentemente dichiarato l’assessore all’Informazione Laura Fincato. «Il diritto ad un accesso gratuito alla rete non poteva fermarsi ai soli residenti – ha continuato – ma doveva essere esteso anche a chi giornalmente viene in città per lavorare e per studiare».

Questo ulteriore passo, secondo molti, porterà ad un miglioramento dei rapporti dell’utenza con il comune, la città e le sue infrastrutture e ad una generale semplificazione. E, proprio per rendere più semplice il riconoscimento di chi avrà diritto di richiedere il nuovo servizio si userà l’Imob, grazie ad un accordo di collaborazione con Actv che metterà a disposizione la sua anagrafe clienti, a determinare chi ha titolo per ottenere le credenziali di accesso, quindi, sarà il possesso della nuova card (ex carta Venezia) tenendo conto che chi giornalmente arriva in città per studio o lavoro, solitamente è in possesso di tale tessera. In questo modo sarà anche più facile per il comune ottemperare alla legge che obbliga all’identificazione chi accede alla rete da parte del fornitore del servizio.

Chi volesse richiedere i suoi dati di accesso agli hot-spot wi-fi dovrà recarsi sul sito www.cittadinanzadigitale.it e specificare il suo numero di cellulare, al quale verranno poi spediti via Sms i codici di accesso. L’operazione è semplice e veloce, io l’ho fatta già a luglio, essendo residente.

Separa e vinci

rifiuti.jpgLa gestione dei rifiuti è un tema sempre attuale, così come quello del riciclaggio.
Ogni anno Veritas (Veneziana Energia Risorse Idriche Territorio Ambiente Servizi) spende oltre un milione di euro per la raccolta, sul territorio del comune di Venezia, dei rifiuti abbandonati o non avviati correttamente al riciclo.
Si tratta, va sottolineato, di soldi pubblici che potrebbero essere risparmiati se ogni cittadino si impegnasse maggiormente a rispettare le norme esistenti. Parte da qui l’idea alla base di ‘Separa e vinci’, una innovativa campagna d’informazione e sensibilizzazione per una corretta divisione dei rifiuti.

Separa e vinci‘, promossa per il secondo anno consecutivo dall’Assessorato comunale all’Ambiente è stata presentata nei giorni scorsi a Marghera in una conferenza stampa.
Ma di cosa si tratta? Gli ispettori ambientali di Veritas eseguiranno dei controlli a campione per verificare che i rifiuti vengano depositati correttamente: ad ogni cittadino virtuoso incontrato dagli ispettori durante i loto controlli, verrà rilasciato un coupon per poter partecipare all’estrazione di 200 premi. Si tratta, per restare in tema di rispetto per l’ambiente, di prodotti di agricoltura biologica, che saranno consegnati ai vincitori sabato 12 dicembre.

Naturalmente, chi invece verrà sorpreso ad abbandonare i rifiuti in luoghi non autorizzati o a non separare l’immondizia correttamente, riceverà una contravvenzione.

Fare cinema grazie al cinema

Dean.jpgGioventù bruciata (Rebel Without a Cause) è un film del 1955 di Nicholas Ray che, anche grazie al suo interprete James Dean, è divenuta una delle pellicole maggiormente iconiche del cinema mondiale.
In occasione del centenario della nascita del regista di questo storico film, la 68sima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia lo omaggerà, con una storica proiezione in anteprima mondiale di We Can’t Go Home Again, pellicola postuma e inedita.

Girata in collaborazione con i suoi allievi dell’Harpur College di Binghamton (New York), dopo un restauro costato quasi mezzo milione di euro, sarà finalmente visibile a tutti la pellicola che Ray aveva concepito assieme alla moglie Susan, con la speranza che il film diventasse un valido strumento didattico che potesse insegnare a fare cinema grazie al cinema.
Il film, già osannato da autori come Wim Wenders, è stato però anche etichettato come “opera di un pazzo” per la sua incredibile originalità e la capacità di sperimentare soluzioni innovative.

Per vedere We Can’t Go Home Again non ci resta che aspettare il 2011, quando, grazie al restauro voluto dalla Biennale e al minuzioso lavoro di completamento del montaggio ad opera di Susan Ray (vedova di Nicholas) verrà proiettato al Lido.

Estreme Figure

music.jpgGiovedì 3 dicembre, a Palazzo Franchetti verrà inaugurata, in occasione del centenario della nascita di Zoran Music, una mostra a lui dedicata, dal titolo “Estreme Figure”.
Artista di levatura internazionale, considerato tra figure fondamentali nell’arte del Novecento, Zoran Music, di origini dalmate, trova a Venezia la sua città di adozione. La città lagunare, in cui morirà nel 2005, è stata per lui fonte di ispirazione e punto di riferimento costante, durante la sua complessa traiettoria artistica ed umana.

L’esposizione, curata da Giovanna Dal Bon, e promossa dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, vanta oltre ottanta opere, tra oli e lavori su carta, suddivise in nuclei tematici, che percorrono efficacemente l’opera di Music. La ricerca formale dell’artista attraversa quasi tutto il secolo scorso, col suo segno scabro ed essenziale che delinea un sistema esistenziale e poetico capace di esprime il suo massimo nell’utilizzo delle luci e del colore.

Tra le opere scelte per la mostra veneziana, molto intense e di grande impatto, quelle del ciclo Non siamo gli ultimi, che rievocano l’indelebile esperienza del pittore nel Campo di concentramento di Dachau, le Figure grigie degli anni novanta e i suoi ultimi autoritratti, insieme ai numerosi ritratti della sua musa, la moglie Ida.
Immancabili infine le visioni di una Venezia interiore, mai viste in una mostra prima d’ora. È la città dove Music si sente libero e che negli ultimi anni appare avvolta in una tenebra di inchiostro o nel bagliore aranciato di un pastello: nelle sue suggestive visioni di Punta della Dogana, del Canale della Giudecca, del Molino Stucky e di Piazza San Marco.

La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni fino al 7 marzo 2010.

La Biennale dei record

making-worlds.jpgLa 53° Biennale d’Arte di Venezia (Fare mondi – Making Worlds) chiuderà domenica e lo farà in grande stile confermandosi un’edizione con numeri da record.

La mostra, diretta quest’anno da Daniel Birnbaum, dal giorno della sua apertura, il 7 giugno, è stata la più visitata nel nostro paese.

Ad oggi ha raggiunto la quota di ben 359.546 visitatori, superando il precedente primato che spettava alla Biennale del 2007 con 319.332 biglietti venduti.

Ma i numeri di questa edizione sono destinati ad aumentare ancora, proprio a ridosso della chiusura, anche grazie ad una particolare promozione che sabato permetterà ai veneziani di visitare la rassegna acquistando un biglietto speciale a loro riservato al costo di soli 2 euro.

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A Chioggia il detto diventa secondo cognome

chioggia.jpgChioggia si trova fra la Laguna Veneta ed il Delta del Po, a circa metà strada tra Venezia e Ferrara, ed a circa 50 km da Padova.

Nel comune di Chioggia, su quasi 51mila abitanti, ci sono ben 10000 Boscolo e Tiozzo, col tempo per distinguersi si è diffuso l’utilizzo del ‘detto‘ un soprannome che ora viene riconosciuto dallo stato diventando un vero e proprio secondo cognome che, stando ad un decreto in via di definizione, apparirà in tutti i documenti.

Il sindaco di Chioggia, per fare un esempio, dal Romano Tiozzo di molti documenti a Romano Tiozzo detto Pagio, per renderlo riconoscibile, diverrà quindi Romano Tiozzo Pagio per tutti.

In effetti, già da anni su molte carte d’identità appariva il soprannome, ma il provvedimento, proposto tra gli altri dal sottosegretario al Ministero degli Interni, Michelino Davico, contribuirà a fare chiarezza una volta per tutte e ad uniformare la situazione mettendo ordine tra i 2 cognomi e i 200 soprannomi in uso in quello che è il secondo comune del Veneziano, per abitanti, dopo il capoluogo.

AAA aspiranti veneziani cercasi

ca-farsetti.jpgCome avevo già anticipato, sabato c’è stato il funerale di Venezia, ma, come auspicabile, più che un funerale, è stata una festa. Un rito goliardico con tanto di orazione funebre davanti al municipio.

Nella bara rosa intenso, le spoglie di una Venezia che ormai sopravvive a stento e lotta contro l’assalto di 20 milioni di turisti l’anno.
Un corteo acqueo di imbarcazioni a remi lungo il Canal Grande, con tanto di portabara vestiti a lutto.

Il gruppo, arrivato davanti alla sede del municipio di Cà Farsetti a Rialto, ha letto telegrammi di cordoglio per una città scesa ormai al di sotto dei 60mila residenti, soglia minima che permette ad un centro abitato di definirsi città. Venezia insomma sarebbe declassata a paese?

In realtà il centro storico è frequentato quotidianamente da 150mila persone, ma questa è un’altra storia.
Dalla bara infatti, dopo l’orazione funebre, è uscita – colpo di scena – l’effigie di una Fenice, il mitico uccello che rinasce dalle proprie ceneri.

Si son levati canti, applausi e cori da stadio al grido di “Venezia, Venezia” per dimostrare che i veneziani sono tutt’altro che in via d’estinzione.

Intanto Venessia.com che ha organizzato il funerale lancia una nuova proposta “AAA aspiranti veneziani cercasi“, la raccolta di firme avviata dal social network tra tutti coloro che vorrebbero diventare cittadini di una delle città più belle al mondo ma, per vari motivi, non ne hanno l’opportunità. Le firme raccolte saranno consegnate a marzo, dopo le elezioni amministrative, al nuovo sindaco, per dargli un segnale forte che la città non è disposta e rassegnarsi a diventare una sorta di Disneyland. Una città solo per turisti.

 

Ricerca sulle origini dei veneziani

dna.jpgSpesso scherzo con amici e conoscenti e dico che i veneziani sono in via d’estinzione. Effettivamente passeggiando per Venezia si sente parlare inglese, francese, spagnolo, arabo, giapponese, cinese, e un po’ tutti i dialetti italiani, è invece un po’ più difficile, sopratutto in certe zone, incontrare degli ‘indigeni‘.
Ora pare che anche degli studiosi americani si apprestino a considerare i veneziani come gli indiani di una riserva, come una specie in via d’estinzione.

Gli ultimi veneziani saranno infatti presto schedati e studiati dai ricercatori di un’università americana, che sabato gireranno per la città armati di tamponi e contenitori, preleveranno a chi si presterà alla cosa, campioni di dna.
Potranno sottoporsi solamente i maschi, di qualunque età, a condizione che siano veneziani doc, e abbiano quindi genitori e nonni veneziani. Questo per assicurare un valore ‘storico’ al campione genetico.

La “ricerca sulle origini dei veneziani“, promossa dalla National Geographic Society, e condotta dagli studiosi del Worcester Polytechnic Institute del Massachusetts, sarà uno dei momenti del “Funerale di Venezia” organizzato dal “movimento libero e apartiticoVenessia.com, ideato dal commerciante Stefano Soffiato, per “sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dello spopolamento della città” scesa, come hanno evidenziato recentemente molti media, sotto i 60 mila abitanti.

Gli studiosi spiegano che la ricerca si prefigge di raccogliere campioni genetici su oltre 100 mila individui in tutto il mondo, allo scopo di “chiarire le origini delle popolazioni dell’Europa centro-occidentale”. In Italia, la ricerca si concentra sul patrimonio genetico dei veneti. “I dati raccolti serviranno ad avvalorare diverse teorie sulle origini dei veneti, sulla loro diffusione nel continente europeo e soprattutto sul loro insediamento nell’area dove oggi sorge Venezia”.

Il sindaco Massimo Cacciari taglia corto e bolla il “funerale” come “una stupidaggine”. Il patron dell’Harry’s bar Arrigo Cipriani è sostanzialmente d’accordo: “Farei piuttosto una festa di speranza”. Non farà neanche il test genetico: “Non mi pare una cosa seria, è una trovata goliardica”. Anche io, per quel che vale, la penso così, e poi sono veneziano solo al 50%.

S. Martino a Venezia (Parte 2)

sanmartino.jpgLa festa di S.Martino a Venezia è ancor oggi molto sentita ed amata, soprattutto dai bambini che tra ieri e oggi girano per i negozi battendo pentoloni e  chiedendo qualche moneta in dono al suono del ritornello della filastrocca di S.Martino campanaro.

Forse, anche per una sorta di contaminazione con la recente Halloween, alcuni bimbi ultimamente si mascherano indossando il mantello: uno degli attributi tipici del santo.

Mentre ad Halloween i bambini passano per le case a chiedere dolci minacciando dispetti per chi non provvede, l’11 Novembre le vie principali di Venezia, come la Strada Nuova si fanno rumorose, i bimbi, come detto cantano, strillano e battono pentole, ma il loro obbiettivo si sposta dalle case ai negozi, bar e altre attività e, la loro richiesta, è più prosaicamente economica… Se poi useranno questi soldi per acquistare dolci o altro non c’è dato sapere.

In effetti i dolci sono un altro elemento importante della festa. In tutte le vetrine delle pasticcerie e di molti panifici campeggiano da giorni i San Martino in pastafrolla e quelli, meno numerosi de persegada.

Questi dolci raffigurano il santo a cavallo e hanno le più svariate dimensioni, dai 10 cm al metro. Sono decorati con zucchero, cioccolata e applicazioni di cioccolatini e caramelle, sono un appuntamento imperdibile per tutti i veneziani o per i turisti che si trovino a passare in città attorno all’11 Novembre.

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S. Martino a Venezia (Parte 1)

martino280x190.jpgLa vita di S.Martino

Martino nacque nell’odierna Ungheria nel 316 da un ufficiale romano e, fino ai 15 anni, fece parte della Guardia Romana. Conobbe il cristianesimo frequentando di nascosto gruppi di cristiani. Le cronache narrano di lui come un uomo di straordinaria umiltà e carità, doti che sono alla base delle leggende che si raccontano sulla sua vita.
Ottenuto dall’Imperatore l’esonero dal servizio militare, Martino si recò a Poiters dove fu battezzato e ordinato sacerdote dal vescovo Ilario.
In Francia S.Martino è il primo patrono della nazione. Nei numerosi dipinti a lui dedicati è tradizionalmente raffigurato sul suo cavallo mentre compie il celebre gesto del taglio del mantello.

La leggenda di S.Martino

Sono molte le leggende legate alla figura di questo santo, la più celebre parla di un piovoso 11 novembre, in cui Martino galoppava sul suo cavallo ricoperto da un mantello. Ad un certo punto incontrò sul suo cammino un povero barcollante e infreddolito. Martino volle aiutarlo ma non aveva denaro o cibo da offrirgli e così prese il suo mantello e con la spada lo tagliò a metà donandone una parte all’uomo affinché potesse usarlo per ripararsi dal freddo e dalla pioggia. Poco dopo mentre Martino continuava il suo viaggio, il clima si riscaldò e dalle nuvole spuntò un sole radioso. Ecco l’origine della cosiddetta estate di S.Martino, definizione che ancor oggi si da alle belle giornate di novembre. Giunta la notte Martino sognò poi Gesù che con il mantello in mano lo ringraziò per quel gesto compassionevole.

La Festa di S. Martino a Venezia

La festa di S.Martino a Venezia è ancor oggi molto sentita ed amata, soprattutto dai bambini che l’11 novembre girano per i negozi battendo pentoloni e scuotendo campanacci, chiedendo qualche moneta in dono e cantando, il ritornello della filastrocca di S.Martino campanaro.

San Martin xè andà in sofita
A trovar la so novizia
La so novizia non ghe gera
‘L xè cascà con cul per tera
El s’à messo ‘n boletin
Viva, viva San Martin

Cadendo quest’anno di Mercoledì, molti dei festeggiamenti, soprattutto dedicati ai più piccoli si sono svolti tra sabato e domenica. Quasi tutte le parrocchie hanno organizzato giochi e momenti di comunione, come pranzi e cene. Domenica, inoltre, al mercato di Rialto s’è tenuta una mostra di disegni in cui i bambini delle scuole elementari della città hanno raffigurato il santo nel celebre gesto del dono del mantello.

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