Venice in Venice

Gerry-Fox-Venice-in-Venice.jpgGerry Fox (artista e produttore cinematografico) ci invita, in una mostra a Palazzo Donà, ad esplorare il cuore di Venezia in Venezia attraverso dei video che si snodano tra le stanze del palazzo gotico alla Fondamente Nuove. Ogni video mostra aspetti diversi della città e, come si legge sul sito: www.veniceinvenice.com della vita e dei luoghi più caratteristici di Venezia. In un ciclo di immagini che complessivamente dura circa 8 minuti, ma che ha richiesto all’artista quasi 3 anni di lavoro. I visitatori possono vagare tra i corridoi del bel palazzo Donà delle Rose, tra i suoi cortili, le stanze e i sotterranei. E’ uno dei palazzi gotici privati più importanti e belli della città e questa è l’ultima occasione per vederlo nel suo stato originale prima che venga trasformato in albergo.

Fox negli ultimi tre anni ha visitato più volte Venezia per catturare i rituali e lo sfarzo di eventi come la Regata Storica, la Festa della Madonna della Salute o quella del Redentore e, infine il Carnevale, ma ha indagato anche il lato meno noto di Venezia: su una barca è ‘scivolato’ tra i canali seguendo con lo sguardo il continuo mutare dei muri che fiancheggiano il percorso. Di notte, questi stessi corsi d’acqua vengono illuminati da luci spettrali, in un gioco di riflessi e rimandi tra i ponti e le facciate dei palazzi. Non manca la città che vive, lavora, produce: nei suoi video vediamo i pescivendoli e i fruttivendoli del mercato di Rialto, la zona industriale di Marghera, ma anche le tragiche immagini dell’alluvione del 2008 in contrasto con la frenesia della Biennale e del Festival del Cinema.

Fox alterna la slow motion, che rispecchia la sensazione di lentezza che spesso si avverte in città con riprese accelerate per catturare la frenesia di feste ed eventi. La sequenza delle immagini ci conduce attraverso i molteplici luoghi, umori e visioni che danno forma e vita a questa città unica al mondo.

 

Una grande bacheca di annunci

annunci-affissioni.jpgNon so bene quanto questo fenomeno sia diffuso nella altre città. Sinceramente non c’ho mai fatto molto caso. Sarà che Venezia è una città universitaria, sarà che è piena di negozi e un buon numero di questi chiudono, magari temporaneamente per restauri, sarà che in questa città ci si sposta soprattutto a piedi, quindi questo fenomeno si nota di più e, per chi sfrutta questo veicolo ‘pubblicitario’ è sicuramente più efficace. Sto parlando delle affissioni, naturalmente abusive, di annunci di ogni tipo, spesso su vetrine di negozi chiusi, ad opera, soprattutto di studenti che cercano casa o coinquilini con cui dividere stanze, ecc… Non mancano ovviamente quelli che vendono libri, che offrono corsi di lingua o servizi di traduzione, ripetizioni, baby sitter, annunci di lavoro par-time, vendita di mobili, tv, ecc… Ce ne sono per tutti i gusti, ma questi annunci non si limitano alle piccole bacheche previste nelle sedi universitarie, dilagano su muri, sulle impalcature, e soprattutto per la semplicità di fissare la carta col lo scotch sulle vetrine di ogni parte della città. A volte è quasi divertente e anche utile poter accedere a questa grande quantità di annunci di tutti i tipi, ma altre volte pare che la situazione sia davvero sfuggita di mano e che il decoro di certe zone ne risenta non poco.

Ponte dell’Accademia nuovo disegno per un ponte accessibile

ponte_calatrava.jpgIl comune di Venezia ha bandito a giugno un concorso di progettazione dal titolo “Ponte dell’Accademia nuovo disegno per un ponte accessibile“.
L’obbiettivo è progettare un nuovo ponte dell’Accademia, uno dei 4 ponti sul Canal Grande.
Il ponte dell’accademia attuale infatti, è un ponte provvisorio, anche se questa definizione mi fa un po’ sorridere, visto che, attraversando vari rifacimenti e restauri è, di fatto, provvisorio da circa 70 anni.
Un ponte grande e importante, come quello dell’Accademia costruito in gran parte in legno, in una paese come l’Italia che pare ignorare il concetto di ordinaria manutenzione è un indubbio elemento di forte criticità.
In molti a suo tempo si sono interrogati sull’utilità reale, visti sopratutto i costi, anzi il rapporto costi/benefici, di un quarto ponte sul canal grande, quello firmato da Calatrava e chiamato Ponte della Costituzione, che oggi collega la stazione a Piazzale Roma.
Un ponte che molti credono i veneziani odino, ma non è così come in tutte le cose la cittadinanza si divide. I turisti, italiani e non spesso lo percorrono come fosse una giostra, gli anziani lo evitano per paura di cadere, ma in ogni caso oramai è parte della vita della città.
Prima dell’inizio dei lavori però, diverse voci si erano levate per sostenere la tesi che se proprio si voleva fare una grande opera, un grande nuovo ponte sul canal grande, e se proprio lo si voleva affidare a Calatrava, si poteva fargli rifare quello PROVVISORIO dell’Accademia, ma naturalmente le voci sagge e che tendono al risparmio, raramente vengono ascoltate.
Così oggi, alleggeriti di milioni di euro ci troviamo con un ponte nuovo, discusso, ancora in realtà da finire anche se spesso lo si dimentica, manca infatti l’ovovia per i disabili e ci son già le prime riparazioni da fare. E ci troviamo con un ponte ‘vecchio’ che va rifatto, si spera in via definitiva e con costi e tempi ragionevoli.

 

Saltata la mostra sul Futurismo

balla.jpgE’ stato deciso in questi giorni di rinunciare per mancanza di fondi alla mostra sul futurismo prevista per settembre al Museo Correr nell’ambito del centenario del movimento: niente più «Astrazioni» quindi, secondo atto di una trilogia curata da Ester Coen, iniziata con «Illuminazioni» al Mart di Rovereto e che dovrebbe concludersi con «Simultaneità» in programma al Palazzo Reale di Milano, dal 15 ottobre al 25 gennaio.
La notizia era già nell’aria da tempo: almeno da Gennaio, quando il direttore dei Musei Civici veneziani, Romanelli, aveva dichiarato che c’era una mancanza di riscontri e disponibilità da parte della Regione Veneto e della Fondazione Venezia, oltre che degli sponsor già contattati, come la casa editrice Electa. C’era stata poi una prima riduzione dei costi (da un milione e mezzo circa a cinquecentomila euro) e uno slittamento delle date (da giugno, a settembre).
Alla fine però la Regione ha definitivamente annunciato di “non essere più in grado di finanziare la mostra a causa del sopraggiungere di fatti imprevisti e drammatici. Il riferimento è agli eccezionali fenomeni meteorologici che stanno richiedendo consistenti impegni finanziari. Come le frane in Cadore e la tromba d’aria abbattutasi nel trevigiano.
Franco Miracco, portavoce del presidente della Regione Giancarlo Galan, spiega: “Quella mostra l’avremmo fatta molto volentieri e ci siamo impegnati davvero nei limiti delle nostre possibilità“. Ma, in qualche modo, chiarisce: “non è solo colpa delle frane in Cadore: Dobbiamo già sostenere Arena di Verona, la Fenice e lo Stabile di Venezia, la Biennale e dovremmo farlo ancora di più dopo i tagli al Fus” (Fondo Unico per lo spettacolo).
Al di là delle possibili polemiche, anche in vista delle prossime elezioni, resta però un diffuso rammarico per un’occasione mancata. Come ha dichiarato anche Achille Bonito Oliva, curatore di un’altra mostra sul Futurismo da poco conclusasi a Roma: “È un peccato perché questa mostra, che avrebbe avuto in Giacomo Balla il suo vero protagonista, era davvero giusta per Venezia. Balla era il più cosmopolita tra i tutti futuristi e quale città è più cosmopolita di questa?“.
Per chi si volesse consolare c’è comunque la possibilità di visitare la mostra: CAPOLAVORI FUTURISTI ALLA COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM fino al 31 dicembre 2009.

Fondazione Vedova Spazio espositivo di Renzo Piano

vedova.jpgAlle Zattere Emilio Vedova (1919-2006) creò il suo quartier generale. Era casa e bottega. Vedeva passare le barche e le navi che disegnò per anni prima di passare all’astrattismo.
Ed è proprio alle Zattere, dove il maestro ha vissuto per più di cinquant’anni che ora si realizza il suo sogno. Una raccolta stabile delle sue opere, che è ospitata in un museo permanente pensato dal Renzo Piano nei Magazzini del Sale.
Un’iniziativa voluta dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, tenuta a battesimo dal Sindaco Cacciari: “[…]quei luoghi tanto amati da Vedova e Luigi Nono, riuniti in un progetto dall’amico Renzo Piano[…]”.
E’ il primo di nove saloni trecenteschi che Cacciari concederà ad altrettanti progetti in nome di una cultura illuminata. Luoghi amati da Vedova che, all’inizio degli anni Novanta, dichiarò di desiderarli per la sua collezione permanente.
Un progetto dinamico, diretto da Maurizio Milan con la collaborazione di Alessandro Traldi, la Metalsistem e Iccem: un sistema meccanico, di alta tecnologia, quasi una macchina leonardesca, che riordina e riposiziona in sospensione le opere nel grande spazio all’altezza degli occhi dei visitatori. Curatore scientifico è Germano Celant che si occupa della Fondazione che accoglie anche artisti moderni e contemporanei in continua dialettica con l’opera di Vedova.

Nell’immaginare lo spazio di Vedova, Renzo Piano, amico di Vedova e vera anima dell’allestimento, non ha voluto agire sulle strutture rinascimentali, non ha toccato i muri o le volte del gigantesco salone. Ha riempito lo spazio con una gigantesca macchina apparentemente invisibile che fa quasi rimbalzare le opere di Vedova con i suoi colori e i suoi chiaro scuri, dai tondi alle grandi tele colorate con le forti pennellate che potremmo quasi definirle espressioniste. Uno spettacolo davvero unico nel suo genere, che lascia il visitatore stupefatto con la sensazione di avere davanti un’opera viva, quasi appena dipinta.
Penso che sarebbe davvero piaciuto al maestro.

San Francesco del deserto

San-Francesco-deserto.jpgSan Francesco del deserto è un’isola abbastanza vicina a Burano. E’ un posto molto bello, circondato da cipressi, su cui sorge un antico monastero francescano.
Personalmente ci sono stato una sola volta e di questa visita conservo delle foto molto belle del giardino curato dai frati.
La leggenda vuole che su quest’isola raggiungibile oggi solo con imbarcazioni private, sia passato San Francesco di ritorno dalla Siria.

Il santo piantò nel suolo il suo bastone da cui nacque un pino che i frati mostrano ancora oggi ai visitatori che, su prenotazione, possono visitare il chiostro, il parco e pernottare nel monastero oltre che seguire corsi di iconografia ed altre iniziative.

La Notte Famosissima

redentore.jpgSabato a Venezia si festeggia, come ogni anno, la Notte Famosissima. La festa del Redentore, che, come la festa della Madonna della Salute (che si festeggia il 21 Novembre) ricorda un voto fatto per salvarsi da una pestilenza.
La Festa del Redentore ricorda ancora oggi ai Veneziani e al mondo intero il flagello che verso la fine del 1500 colpì l’intera Europa: la peste!
Dal 1575 al 1577 il morbo portò alla morte migliaia di persone, 50000 in meno di 2 anni, nella sola Venezia, tra cui forse anche il pittore Tiziano Vecellio morto nel 1576 quasi centenario.
Il contagio era arrivato in città quasi certamente portato dai topi, arrivati nelle stive delle navi che giungevano dall’Oriente con cui la Serenissima intratteneva intensi traffici commerciali.
All’epoca le pestilenze erano considerate una sorta di castigo divino, fu così che il 21 settembre del ‘576 il Senato Veneziano approvò la proposta del Doge Alvise Mocenigo di fare un voto solenne per invocare la fine della pestilenza e la salvezza della città.
Nel caso il voto fosse stato ascoltato, sarebbe stato costruito un tempio “che i successori anderanno solennemente a visitare […] a perpetua memoria del beneficio ricevuto“.
Fu deciso, dopo numerose discussioni, che il Tempio dedicato al Cristo Redentore sarebbe stato costruito sull’isola della Giudecca. Il 3 maggio del 1577 con funzione solenne fu posta la sua prima pietra.
La terza domenica di luglio dello stesso anno il Doge Sebastiano Venier proclamò finalmente la Serenissima libera dal contagio pestilenziale.
In pochi giorni fu costruita una chiesa provvisoria in legno per celebrare la fine della peste e fu realizzato un ponte di barche per collegare la Giudecca con la riva opposta affinché il corteo guidato dal Doge potesse raggiungere la chiesa per le solenni funzioni di ringraziamento.
Il ponte votivo di barche è, ancora oggi, uno degli elementi caratteristici di questa importante festa cittadina.
Dobbiamo l’aspetto dell’attuale chiesa del Redentore alla genialità di Andrea Palladio a cui fu affidato il compito della progettazione. Il Tempio fu ultimato e consacrato nel 1592 a 15 anni dalla posa della prima pietra. Un tempo record per l’epoca.
I festeggiamenti non sono limitati alla chiesa del Redentore ma si estendono, come da secolare tradizione, a tutta Venezia, con numerose manifestazioni in campi e campielli. La Regata del Redentore è una di queste manifestazioni che, assieme ai fuochi d’artificio, sono tra i momenti più spettacolari per le migliaia di persone che ogni anno vi assistono.
I fuochi artificiali sono una tradizione recente, introdotta nel 1978, per dare un’impronta moderna alla festa antica e, oggi, sono uno degli elementi più amati della ricorrenza.
Lo spettacolo pirotecnico è davvero grandioso sia per la durata di circa 45 minuti ininterrotti, che per la qualità, e per lo scenario davvero unico in cui si svolge.

Durante la notte il Bacino di San Marco e tutta la laguna fra Venezia ed il Lido brulicano di barche cariche di veneziani e turisti che festeggiano mangiando e cantando…
Molti giovani concludono la festa al Lido aspettando l’alba. Ci sono numerose feste e spettacoli, tutta la città si anima per una notte.
Anche quest’anno, in occasione della festa, Actv (Azienda del Consorzio Trasporti Veneziano) ha istituito servizi speciali sia per le linee di navigazione che automobilistiche.
A partire dalle ore 20 di sabato 18 luglio, in direzione Mestre – Venezia e, per il deflusso, a partire da mezzanotte e mezza di domenica 19 luglio, da Piazzale Roma, sia per le linee verso Mestre che per le linee extraurbane. Questi servizi straordinari termineranno alle ore 4.30 del mattino, quando riprenderà la circolazione degli autobus con orario festivo.

 

49 giorni chiuso in una scatola

Murano.jpgPer 49 giorni, Xing Xin, un artista cinese starà rinchiuso in una black box (una scatola nera di 200x90x90cm) collocata su un barcone ormeggiato davanti l’isola di Murano.
La scatola metallica sarà saldata (e fortunatamente climatizzata) e verrà aperta solo trascorsi i 49 giorni, l’inscatolato riceverà i pasti da un’apertura e sarà monitorato dal suo staff tramite degli oblò. Come unica forma di intrattenimento potrà leggere, scrivere e allenarsi nella calligrafia.

Un’altra bizzarra performance a cui la biennale c’ha ormai abituato? Ma questa 53^ edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte non era stata definita da molti troppo cauta e quasi noiosa?

In realtà la performance, pur rimanendo forse di discutibile valore artistico, ha un risvolto impegnato: l’artista, chiudendosi in una scatola per più di un mese e mezzo, vuole infatti protestare contro la legge che negli ultimi 30 anni impedisce alle famiglie cinesi di generare più di un figlio.
Ad oggi infatti, in Cina, vivono più di 400 milioni di figli unici e Xing Xin, è uno di loro.

 

Venezia è sempre più contemporanea

ponte.JPGVenezia, grazie anche alla crescente capacità di attirare investitori privati, sta diventando sempre di più, negli ultimi anni, un indiscusso crocevia mondiale d’arte contemporanea.
Con venti milioni di turisti l’anno, la città lagunare, si conferma punto di riferimento anche per l’arte contemporanea, in grande crescita in città.
La Fondazione Cini all’Isola di San Giorgio, la collezione Peggy Guggenheim, la Fondazione Emilio Vedova ai Magazzini del Sale con l’allestimento di Renzo Piano. François Pinault, che dopo palazzo Grassi ha restaurato la Punta della Dogana per esporre la sua immensa collezione.
Una vera e propria raffica di appuntamenti organizzati dai Musei Civici.
E, soprattutto, la Biennale, già a quota 60.000 visitatori in questa sua 53^ edizione: il 9% in più rispetto al 2007, anno che comunque fu da record.
Il sindaco Massimo Cacciari, è felice di aver cancellato l’immagine stucchevole di una sorta di Disneyland, una città morta, un polveroso museo tutto merletti, vetri e gondole.
La rotta pare proprio essere cambiata, la città guarda sempre più al futuro, pur non dimenticando ovviamente il suo glorioso passato. Ci sono grandi e nuove opere architettoniche, come il discusso ponte di Calatrava e, anche da un punto di vista infrastrutturale e tecnologico siamo all’avanguardia. Dal 3 luglio i residenti possono accedere gratuitamente ad internet tramite hotspot wi-fi pubblici e navigare a banda larga da molti campi e calli della città.
Venezia finalmente non è più una città museo, ma un punto di riferimento per le nuove tendenze dell’arte e della cultura contemporanea.

Marghera erotica

erotica-marghera.jpgErotica tour millennium 2009, la discussa kermesse del sesso in programma dal 9 Luglio, per 4 giorni a Marghera, si terrà come previsto. Il Tar del Veneto ha sospeso infatti un’ordinanza del Comune di Venezia che ne impediva lo svolgimento.

L’unica concessione al comune, decisa dal Tar, sarà il versamento di diecimila euro nelle casse comunali per i servizi di polizia municipale.

Lo svolgimento di quello che viene definito “festival del sesso” fino a ieri non era certo. Il 25 Giugno infatti il sindaco filosofo, Massimo Cacciari, aveva preannunciato, tramite comunicato stampa, il suo rifiuto ad accogliere il tour nella sua prevista tappa veneziana a Marghera.

Ma la decisione del Tar ribalta la situazione dando ragione alla società organizzatrice, che prevede almeno 10000 spettatori in 4 giorni.